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 Dizionario degli astronomi

 a cura di Maria Grazia Tolfo

Sommario

Abu Mas’har - Adelardo di Bath - Al-Farghani - Arato di Soli  - Giovanni Francesco de Balbis - Antonio Bernareggi - Elia di Sabbato - Gherardo da Cremona - Geber - Giovanni di Siviglia - Ibn Butlan - Igino - Macrobio - Manilio - Marziano Capella - Michele Scoto - Gabriello da Pirovano - Remigio di Auxerre - Thabit inb-Qurra - Claudio Tolomeo

 

Abu Mas’har (lat. Albumasar)
Nato a Balkh nel Khorassan (Afghanistan) nel 787 e morto nell’886. E’ considerato uno dei maggiori astrologi insieme a Claudio Tolomeo per la sua teoria delle grandi congiunzioni secondo la quale vi sarebbe una stretta connessione fra le reciproche posizioni dei pianeti e i grandi mutamenti nella storia dell’umanità: crisi storiche decisive, quali i mutamenti dell’egemonia di popoli e di civiltà, l’avvento o il tramonto di religioni, l’affermazione o il crollo di regni e impero. Anche la creazione del mondo sarebbe avvenuta quando tutti i 7 pianeti erano in congiunzione al primo grado dell’Ariete e la fine del mondo si verificherà quando tutti i pianeti si troveranno all’ultimo grado dei Pesci. La sua Grande introduzione all’astrologia, in otto libri, venne tradotta in latino da Giovanni da Siviglia intorno al 1138 e in ebraico da Abraham ibn Ezra, a sua volta tradotto in francese dall’erudito ebreo Hagins, che venne tradotto in latino nel 1293 da Pietro d’Abano. Un manoscritto si trovava nella Biblioteca viscontea del Castello di Pavia, insieme ai Flores astrologiae, tradotto sempre da Giovanni di Siviglia.


Adelardo di Bath
Nato ai primi del XII secolo. Studiò a Tours e a Laon, dove forse insegnò. Grande viaggiatore, visitò la Spagna, l’Africa, la Grecia e l’Asia Minore. Visse lungamente nel regno normanno di Sicilia dove godette di grande fama. Studiò in particolare la filosofia araba e ne applicò le regole alla scolastica.


Al-Farghani
(lat. Alfragano)
Nato nel Turkestan, lavorò a Baghdad sotto il califfo al-Mamum (813-833). La sua fama è dovuta al Compendio d’astronomia in 30 capitoli, tradotto in latino da Giovanni di Siviglia nel 1135 e da Gherardo da Cremona prima del 1187. La versione di Gherardo fu adoperata da Ristoro d’Arezzo nel 1282 e da Dante nel Convivio (II, 6) e nella visione astrologica della Divina Commedia, soprattutto per il Paradiso.

Arato di Soli 
(315 – 240 a.C.)
Di nobile famiglia della Cilicia, studiò ad Atene alla scuola stoica di Zenone. Visse a Pella alla corte di Antigono Gonata, re di Macedonia, divenendone quasi il poeta ufficiale. Il re volle che egli cantasse le lodi dell’universo e Arato compose nel 275 i Fenomeni, opera in esametri divisa in due parti. La prima tratta delle apparizioni celesti e delle leggende che si riferiscono al cielo, poi viene la trattazione delle stelle fisse, con un accenno ai pianeti, quindi le sfere celesti e infine lo zodiaco. La seconda parte, tradotta da Cicerone col titolo di Prognostica, tratta dei segni del tempo. Arato non è un astronomo, si limita a versificare l’opera in prosa di Eusosso di Cnido, grande astronomo e discepolo di Platone. Non era neppure un poeta del calibro di Lucrezio o di Virgilio, eppure i Fenomeni sono l’unica opera di poesia greca rimasta viva in Occidente nel medioevo, grazie alle traduzioni in latino di Marrone Atacino, Cicerone, Alieno e, soprattutto, di Germanico, nipote di Tiberio, dette Aratea. 


Giovanni Francesco de Balbis

Medico di Pavia, fece nascere Filippo Maria Visconti. Per compiacere forse il Duca Gian Galeazzo, lo aveva dichiarato sano e di robusta costituzione. Poiché invece il bambino godeva – si fa per dire – di pessima salute, il dottor de Balbis incolpò “certe lunghe febbri” che avevano indebolito il piccolo, “a tal punto che per la magrezza gli si vedevano solo le ossa e appariva la spina dorsale congiunta al torace. Per molti anni, data una debolezza congenita, dovette portare il collo spalmato da uno strato di cera” (cap. LVI).


Antonio Bernareggi
Medico-astrologo e alchimista. Fu uno dei medici curanti di Filippo Maria Visconti, al quale forniva anche gli oroscopi. Ebbe una cattedra per l’insegnamento nello Studio di Pavia.


Elia di Sabbato
Medico-astrologo ebreo di Fermo, era stato medico personale di papa Martino V (morto nel 1431), ma tra i vari successori eletti aveva scelto quello sbagliato, Eugenio IV, per cui dovette abbandonare l’ambiente pontificio. Filippo Maria lo richiese come medico personale e in più gli offrì l’ufficio di giudice civile e penale degli ebrei del Ducato, probabilmente un modo per arrotondare lo stipendio. Il soggiorno di Elia a Milano durò sei anni, poi nel 1444 tornò nelle Marche, lasciando il suo “mecenate” in una condizione fisica ed economica disastrosa.

 
Gherardo da Cremona

Nato nel 1114 e morto nel 1187. Arrivò dalla natia Cremona a Toledo verso il 1145 per conoscere l’Almagesto di Tolomeo, non esistendo ancora la versione latina dal greco che verrà fatta in Sicilia nel 1160. Finì di tradurre l’Almagesto dall’arabo nel 1175 e tradusse anche il Compendio di al-Farghani e l’Astronomia di Giabir ibn-Aflah, oltre ai libri di algebra e geometria. Gli viene attribuita la Theorica planetarum.


Giabir ibn-Aflah (lat. Geber)
Nato a Siviglia e morto ca. nel 1150. Fu un astronomo teorico e scrisse un compendio all’Almagesto di Tolomeo in 9 libri per facilitare la comprensione dell’opera. La sua opera fu tradotta da Gherardo da Cremona.


Giovanni di Siviglia
Ebreo nato a Toledo, è detto anche ibn Dawud, onde la corruzione di Avendeath. Fu l’iniziatore della scuola di traduttori ispanici dall’arabo, avviata nel 1118-20. Famoso traduttore di opere filosofiche, astronomiche, astrologiche dall’arabo in latino.


Ibn Butlan
(XI secolo) Arabo di Bagdad divenuto monaco, preoccupato di rendere autonomi i romitori per quanto riguardava la salute con le piante officinali e commestibili. La traduzione dei suoi trattati in latino è conosciuta come Tacuinum sanitatis.


Igino
Vissuto nel II sec. D.C., è l’autore non meglio identificato del Poeticon astronomicon, un testo basato sulle costellazioni elencate da Eratostene (275-194 a.C.), con l’aggiunta di molte altre storie. Il manoscritto venne scoperto in Sicilia ai primi decenni del Quattrocento e venduto a Poggio Bracciolini.  Il manoscritto venne stampato a Venezia nel 1482 dal Ratdolt (Trivulziana, Inc. D 94/2). Dello stesso autore è conservata alla Trivulziana l’opera De signis, copiata su carta alla fine del XV secolo da Francesco di Domenico da Sinalunga per Marsilio Ficino (Trivulziana Codice 690).


Macrobio
Ambrogio Teodosio

Proconsole d’Africa nel 410. I Saturnalia sono un dialogo erudito in sette libri, un’opera di carattere enciclopedico centrata sulla figura di Virgilio.


Marco Manilio 
Scrisse intorno al 9-15 d.C. gli Astronomica, un poema didascalico in esametri influenzato dai Fenomeni di Arato, in cui espone le vicende delle costellazioni e l’influsso degli astri sul destino degli uomini. Di filosofia stoica, credeva che l’universo non fosse governato dal caso ma dalla Divina Ragione.


Marziano Capella
 
(Prima metà V secolo), di origine nord-africana. Ci è noto per il trattato didattico indirizzato a suo figlio, Delle nozze di Mercurio con la Filologia. La Filologia ascende al cielo con le sette arti liberali per sposare Mercurio, ossia l’eloquenza. In questa allegoria le scienze figurano come divinità e la Filologia, pallida la fronte e i capelli scarmigliati, celando sotto gli abiti fiori e serpenti, si proclama la legislatrice delle altre scienze.


Michele Scoto 
(c. 1175-1236), nato in Scozia, nel 1217 era a Toledo, dove tradusse la Sphaera di al Biturigi (Alpetrangio), che aveva contribuito molto alla diffusione del sistema astronomico di Aristotele in opposizione a quello di Tolomeo; tra il 1224 e il 1227 ricevette da Onorio II e Gregorio IX raccomandazioni per benefici ecclesiastici, ma passò al servizio di Federico II, per il quale divenne astrologo e matematico di corte. Una leggenda medievale fa di lui un mago. Tradusse anche il De coelo et mundi di Aristotele e Abu Mas'har. Di suo scrisse tre opere astrologiche: Liber introductorius, Liber particularis e Physionomia. Una copia manoscritta del XV secolo del suo Trattato astrologico è conservata alla biblioteca Ambrosiana.


Gabriello da Pirovano 
Astrologo personale di Gian Giacomo Trivulzio nonché estensore probabile del programma astrologico degli Arazzi dei Mesi. che come premio ottenne il feudo di Bovisio Masciago, già appartenuto a Lucia Visconti Marliani.


Remigio di Auxerre
(841-908), benedettino del monastero di St Germain, fu professore a Parigi e Reims. E’ autore di varie glosse e commenti, fra cui alle Nozze di Mercurio e della Filologia di Marziano Capella. Il suo commento venne illustrato a Regensburg nel 1100 e costituì il modello iconografico per altre illustrazioni, fra cui quella dello Zodiaco nella Rocca di Angera.


Thabit inb-Qurra
E' un astronomo sabeo nato ad Harran in Mesopotamia nell’835 e morto a Baghdad il 18.2.901. Cultore di matematica, di astronomia teorica e di osservazione, di musica e di medicina. Tradusse in arabo l’Almagesto di Tolomeo. Parecchi suoi scritti originali furono tradotti in latino da Gherardo da Cremona, da Adelardo di Bath e da Giovanni di Siviglia.


Claudio Tolomeo

(ca. 100-178 d.C.), astronomo, geografo e matematico nato ad Alessandria.  Verso il 150 scrisse un compendio della conoscenza greca in campo astronomico, noto col nome arabo di Almagesto, ovvero un catalogo di 1022 stelle raggruppate in 48 costellazioni, che sono ancora quelle che si usano oggi. Il suo De situ orbis, con illustrazioni, era nella biblioteca quattrocentesca di Carlo Trivulzio. Dopo Tolomeo iniziò il declino dell’astronomia greca. 

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Ultima modifica: martedì 23 luglio 2002

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