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 Il Sestiere di Porta Romana

Il gladiatore Urbico

di Maria Grazia Tolfo

Lapide del gladiatore Urbico

 

Il gladiatore Urbico
C.I.L. 5933, Lapide conservata nelle Civiche Raccolte Archeologiche di Milano

L’epitaffio di Urbicus fu rinvenuto nel 1650 nella chiesa di S. Antonino in via F. Sforza e fortunatamente rimase in loco.

La storia di Urbicus, vissuto nella seconda metà del III secolo, ci è nota grazie alla dedica che la vedova gli fece:

“Agli Dei Mani. A Urbico, inseguitore di prima fila, fiorentino di origine, che combatté 13 volte, visse 22 anni, dedicano la figlia Olimpia di 5 mesi, la figlia Fortunense e la moglie Lauricia per il marito che ben meritò, col quale visse 7 anni. Ti avverto, o tu che uccidi chi ha vinto: i suoi tifosi terranno viva la sua memoria”.

DM/Urbico secutori primo palo/natione fiorentino qui pugnavit (terdecies)/vixit annos (duos et viginti)/Olympias filia quem reliquit mesi (quinque) et Fortunensis filiae et Lauricia uxor/marito bene merenti cum quo vixit annos (septem)/Te moneo ut quis quem vicerit occidat colent Manes amatores ipsius”.

Nella lapide lo si dichiara “secutor primo palo”, che era la qualifica dell’aiutante in prima del doctor, ossia l’addestratore dei gladiatori. Non sappiamo se era un libero o un condannato ai lavori forzati che aveva scelto il combattimento nell’arena. La dotazione di un secutor era costituita da un liscio elmo, un gladio e uno schiniere sulla gamba sinistra; combatteva di solito contro un reziario. Nella lapide lo vediamo effigiato con i suoi attributi: l’elmo infilato su un palo, nella mano destra un gladio e nella sinistra uno scudo, mentre il cane potrebbe non essere direttamente collegato ai giochi.

Giochi di gladiatori

L’ultima frase dell’epitaffio suona come una maledizione, perché Urbico, pur uscito vittorioso da un confronto anche se ferito, venne proditoriamente ucciso. Comunque sia, l’affetto dei tifosi ha funzionato nei secoli per rendere giustizia a posteriori al loro idolo.

 

La foto della lapide è tratta da Milano capitale dell’impero romano 286-402, p. 140, dove si trova anche una scheda completa di bibliografia.
La foto dei gladiatori è tratta da Danila Mancioli, Giochi e Spettacoli, Edizioni Quasar, Roma 1987, p. 62 e raffigura il vincitore che attende il verdetto. Da un rilievo conservato a Bologna, Soprintendenza alle Antichità.

Ultima modifica: martedì 26 dicembre 2006

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