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 Il Sestiere di Porta Romana

Chiesa e convento, poi ospedale di S. Antonino

di Maria Grazia Tolfo

La chiesa di Sant'Antonino (1900-20)

 

La chiesa e convento, poi ospedale di S. Antonino si trovava in via Francesco Sforza 35 (ex stradone dell'Ospedale 4626/9). Secondo il Torre, il monastero francescano fu fondato all'epoca dei Visconti, i quali erano particolarmente devoti a S. Francesco e promossero l'erezione di sei monasteri femminili nella città, uno dei quali fu appunto questo. Non possediamo altri documenti che confermino questa asserzione.

Di un convento delle suore dei Servi di S. Maria si hanno notizie precise nel 1502, quando venne dedicato alla Visitazione. Nel 1549 le suore, sempre francescane, al primo titolo aggiunsero quello di S. Antonio da Padova, detto S. Antonino per distinguerlo dall'abate. Verso la fine del XVI secolo la chiesa fu rifabbricata ed è sotto queste forme che la descrive il Torre, a una sola navata, con due cappelle laterali per la celebrazione e due finte. Con­teneva quadri del Duchino e due tele di Antonio Campi ‑ un S. Francesco e un S. Sebastiano. Sull'altare era un tabernacolo ligneo che conteneva una scultura di legno policromo di S. Francesco. Il Torre conclude citando l'assai comodo monastero, con delizie di verzure e la vaghezza che al sito conferisce lo specchio d'acqua del Naviglio. Nel 1784 Giuseppe Il destinò il convento ad accogliere malati di ambo i sessi dotati di mezzi di sosten­tamento. Nello stesso luogo si curavano i luetici e le pazze deliranti che non trovavano posto alla Senavra, l'ex manicomio femminile in corso XXII Marzo.

L'ospedale di Sant'Antonino (1807)

S. Antonino venne demolito nel 1925 per costruire i padiglioni del Policlinico.

 

B. Borroni, nella sua guida Il forestiere in Milano del 1808, ci dice:
"Era per l'addietro un monastero di religiose ed ora è un altro pio stabilimento dipendente dall'ospedale Maggiore per raccogliere, mantenere e curare quelle persone d'amendue i sessi, le quali hanno i mezzi per pagare una certa somma in ragione di un tanto al giorno, ove a misura del pagamento ricevono anche una decente comoda stanza separata. Nello stesso luogo sono altresì curati gli affetti da lue celtica".

Dalla Guida di Milano del 1859: "Vi venivano curate le pazze e le deliranti che non trovavano posto alla Senavra..." (il manicomio scomparso in c.so XXII Marzo).
Attualmente la casa risulta però anche abitata:
1845 dr. Carlo Vittadini, chirurgo del brefotrofio, membro dell'Ist. Lombardo di Scienze e Lettere; G.
Bajetta, scrittore al protocollo della Direzione dell'Osp. Maggiore e Pietro Bajetta, accessista alla Dep. Comun. dei Corpi Santi.

Il chiostro del monastero di Sant'Antonino (1900-20)

 

Ultima modifica: martedì 19 dicembre 2006

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