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Laura Solera Mantegazza

di Paolo Colussi

 

 

Una tranquilla famiglia borghese

 

Laura Solera MantegazzaLaura Solera nasce a Milano il 15 gennaio 1813 da Cristoforo Solera e Giuseppina Landriani. Appartiene ad una famiglia borghese di agiate condizioni economiche. Lo zio Francesco Solera è un ufficiale napoleonico che partecipa alle battaglie di Ulm e di Austerlitz e alla campagna di Russia, per poi passare al servizio degli Austriaci.

Nel periodo della restaurazione è però un altro parente di Laura - Antonio Solera - a salire alla ribalta della cronaca. Arrestato nel 1820 assieme a Silvio Pellico ed altri carbonari per associazione segreta, il povero Antonio - che non era una carbonaro, ma soltanto un  benpensante neoguelfo - viene condannato a morte. La condanna verrà poi commutata nel carcere a vita da scontarsi, assieme agli altri patrioti, nella fortezza dello Spielberg.

Anche il padre di Laura scappa in Svizzera e, a dire il vero, di lui sappiamo ben poco. Laura cresce con la madre, studia al Collegio femminile Coudert dove impara francese, inglese e tedesco. Educa nel suo tempo libero i figli analfabeti dei domestici dimostrando molto precocemente una grande passione pedagogica. Il suo carattere è semplice e ingenuo, i compagni la chiamano "cilappa" perché crede a qualsiasi cosa le si racconti.

A quindici anni, nel 1828, muore la madre e Laura viene accolta in casa dell'amico di famiglia il medico Paolo Acerbi dove resta due anni, fino al matrimonio combinato che avrà luogo nel 1830. Lo sposo, Giovan Battista Mantegazza, è figlio del podestà di Monza per cui la coppia si trasferisce in questa città (al n. 21 dell'odierna via Bartolomeo Zucchi) dove trascorre alcuni anni piacevoli e ricchi di occasioni mondane accanto ai suoceri.

Paolo MantegazzaIl 31 ottobre 1831 nasce a Monza il figlio primogenito Paolo, che negli anni a venire acquisterà grande fama in tutta Italia per i suoi studi e le sue pubblicazioni. Un anno dopo nasce Costanza e Laura inizia a soffrire di forti dolori, un tormento che l'accompagnerà fino alla morte.

Intorno al 1837, quando Paolo deve iniziare gli studi, la famiglia torna a Milano per assicurare ai figli scuole più adeguate e si stabilisce in contrada di San Giovanni in Conca, una via oggi scomparsa che si trovava tra l'attuale piazza Missori e via Albricci. Paolo studia nel vicinissimo Collegio di Sant'Alessandro. A Milano nasce il terzo ed ultimo figlio Emilio.

Nel frattempo i patrioti prigionieri nello Spielberg vengono graziati e rimessi in libertà, ma i guai per il povero Antonio Solera non sono finiti: accusato da un altro detenuto, l'Andryane, di aver collaborato con gli Austriaci, è scansato da tutti. Laura, dimostrando per la prima volta il suo carattere fiero e risoluto, si adopera attivamente a favore del parente, intentando causa all'Andryane per ristabilire il buon nome della famiglia.

 

Lo strano cugino

Gli anni '40, fino al '48, trascorrono tranquilli con Laura molto affaccendata ad allevare i figli ed a seguirli nei loro studi. E' un altro Solera a mettersi in luce nel frattempo sulla scena milanese: Temistocle, il figlio di quell'Antonio che abbiamo visto coinvolto suo malgrado nelle disavventure dei carbonari. Dopo un infanzia travagliata di orfanello ospitato coattivamente in collegio e qualche volta fuggiasco, Temistocle a 24 anni (nel 1839) è a Milano dove incontra un musicista alle prime armi, Giuseppe Verdi, di due anni più grande di lui. Temistocle completa il libretto dell'Oberto conte di San Bonifacio la prima opera di Verdi, rappresentata con scarso successo alla Scala il 17 novembre 1839. Dopo il fiasco della successiva opera - Un giorno di regno - Verdi sta per abbandonare la carriera di operista quando, secondo la leggenda, incontra in Galleria l'impresario Bartolomeo Merelli che gli mette nelle mani un nuovo libretto d'opera, il Nabucco, che gli darà fama immortale soprattutto grazie al coro "Va' pensiero". Autore di quel libretto e di altri analoghi che seguiranno (I Lombardi alla prima crociata, Giovanna d'Arco, Attila) è il nostro Temistocle che si guadagna così di riflesso un posto nelle enciclopedie. La sua biografia però non resta affatto limitata a queste prime esperienze di modesto librettista. Diventato operista egli stesso, dopo il '48 farà il direttore d'orchestra alla corte di Spagna stringendo una relazione sospetta con la regina Isabella. L'invidia della Corte lo costringerà a fuggire in Francia dove lo troviamo assoldato da Napoleone III come agente segreto in vista della guerra con l'Austria del 1859. Temistocle si appassiona alla nuova attività poliziesca, diventa questore in varie città italiane e presta persino la sua opera ad Alessandria d'Egitto come riorganizzatore della polizia di quel paese. Sarà poi antiquario a Parigi e a Milano, dove morirà povero a 63 anni il 21 aprile 1878.

 

Le Cinque Giornate e Garibaldi

Le Cinque Giornate sorprendono Laura a letto malata. Il mattino del 18 marzo il piccolo Emilio è a scuola, Paolo, sedicenne, è a casa che spia con curiosità gli strani movimenti che si svolgono sotto le sue finestre. Avvisata del pericolo, Laura spedisce la balia a riprendere Emilio e attende con ansia il suo ritorno. Per fortuna il recupero del bambino sarà abbastanza semplice e quindi la mamma dovrà limitarsi in quei giorni di lotta soltanto a vigilare perché l'inquieto Paolo non scappi sulle strade per unirsi ai molti suoi coetanei che stanno combattendo.

Nella Milano liberata, la famiglia si adopera per la causa italiana ed è probabile (ma non certo) che nei quattro mesi seguenti Laura abbia conosciuto e frequentato Giuseppe Mazzini con il quale dall'anno seguente sarà spesso in rapporto epistolare.

Il 6 agosto, con il ritorno degli Austriaci a Milano, Laura e Paolo abbandonano la città per raggiungere gli altri figli a Cannero, sulla sponda piemontese del lago Maggiore, dove aveva una villa, la Sabbioncella, soggiorno estivo della famiglia. Pochi giorni dopo, il 15 agosto, a Luino, sulla sponda opposta del lago, c'è uno scontro cruento tra i soldati austriaci e un gruppo di patrioti che cercavano di raggiungere la Svizzera, capitanati da Giuseppe Garibaldi. Restano feriti 32 soldati, parte austriaci e parte italiani. Dal futuro Eroe dei Due Mondi arriva decisa una signora - Laura - che gli propone di trasportare i feriti a Cannero a casa sua dove avrebbero trovato cure adeguate. Nasce subito tra i due una robusta simpatia che non verrà mai a cessare in futuro. Laura, esule in Piemonte, è ormai una patriota a tempo pieno.

Del marito non sappiamo nulla, l'anno seguente combatterà a Roma con la Repubblica romana, a Cannero non c'è. In ottobre Laura salva un disertore trasportandolo clandestinamente da Luino a Cannero a rischio della propria vita. Il 3 novembre, sempre a Luino, ottiene dal comandante la liberazione di un altro disertore pretendendo la dovuta riconoscenza per le cure prestate ai soldati austriaci in agosto. Alla fine dello stesso mese riceve una sgradita visita di soldati austriaci che pretendono di perquisire la villa benché questa fosse in Piemonte. La pretesa viene fermamente respinta.

L'inverno tra il '48 e il '49 viene trascorso all'"estero" in attesa degli eventi. Dopo la battaglia di Novara (23 marzo 1849) e la caduta della Repubblica romana (4 luglio 1849), la situazione è definitivamente compromessa. Inutile anche la resistenza di Venezia guidata dal vecchio zio di Laura, Francesco Solera, che avevamo lasciato all'inizio di questa storia come giovane ufficiale napoleonico e poi austriaco. In ottobre accade un fatto spiacevole e poco chiaro. Nessuna biografia ne parla, ma da alcune lettere di Laura sappiamo che la famiglia Mantegazza, per salvare il posto al figlio Giovan Battista reduce da Roma, dichiara alle autorità austriache che "la moglie l'obbligò alla condotta da lui tenuta nello scorso anno, ed a seguire il Generale...". Sembra che sia stata addirittura imposta una separazione dei coniugi. In realtà, da questo momento la figura del marito non ha più alcun ruolo nella vita di Laura, che, amareggiata, verso la fine dell'anno torna a Milano con i figli e si trasferisce al primo piano di Borgo di Porta Comasina n. 2138 corrispondente all'attuale Corso Garibaldi 73 all'angolo con la contrada di Santa Cristina. La casa, ereditata in seguito dai figli, è stata bombardata nel corso dell'ultima guerra ed è stata sostituita da un mediocre edificio moderno rientrante dal filo del corso che svolta verso via Mantegazza.

 

I ricoveri dei lattanti o "presepi"

Il ricovero per lattanti Nello sconforto del momento, Laura pensa di emigrare in America, poi è attirata da un grave problema, particolarmente evidente nel rione dov'era la sua nuova abitazione. La diffusione dei laboratori e delle fabbriche che iniziava allora a manifestarsi nella città obbligava molte giovani madri ad abbandonare i figli più piccoli che nessuno poteva nutrire e sorvegliare. Il numero degli esposti a Santa Caterina alla Ruota cresceva sempre più con grande sofferenza delle madri e disagi per le autorità. Laura, anche per superare le delusioni politiche (e famigliari?), pensa di adottare alcuni di questi bambini, ma poi riceve un insperato aiuto da uno studioso milanese - Giuseppe Sacchi - interessato già da molti anni ai problemi pedagogici e del pauperismo.

Tre anni prima, nel 1846, c'era stato a Genova il congresso degli scienziati. In quell'occasione Giuseppe Sacchi aveva sentito parlare di un asilo per lattanti aperto a Parigi l'anno prima da alcune donne protestanti di indirizzo sansimoniano. La Società di Incoraggiamento delle Arti e Mestieri aveva inoltre aperto un'inchiesta sul problema per impulso di Enrico Mylius. Laura si appassiona subito all'idea e, con l'aiuto del Sacchi, ne approfondisce gli aspetti tecnici.

All'inizio del nuovo anno cerca aiuti per realizzare l'impresa, la chiesa è piuttosto ostile a questo "agglomerato di donne" che allattano e sconsiglia la Municipalità dal parteciparvi. Laura comunque si rivolge egualmente alle autorità austriache per ottenere la necessaria autorizzazione, autorizzazione che l' I. R. Luogotenenza della Lombardia accorda già il 23 maggio. Il 17 giugno 1850 può quindi essere inaugurato il primo Pio Ricovero per bambini lattanti e slattati. Vengono utilizzati alcuni locali al piano terreno della stessa casa di Laura, con l'ingresso dalla contrada di Santa Cristina 2136 (poi via Mantegazza 7). Collaborano all'iniziativa, oltre al Sacchi, i dottori Rizzi e Castiglioni, il parroco di San Simpliciano, Enrico Mylius e Ismenia Sormani Castelli, che diventerà da questo momento un'inseparabile amica e collaboratrice di Laura.

Il ricovero per lattanti di corso di Porta VigentinaAl ricovero erano ammessi bambini da 15 giorni a due anni e mezzo, divisi tra lattanti e slattati. C'era una veranda sul giardino, due camerate con un grande letto e una serie di culle, cucina e bagni. L'iniziativa prevedeva anche elargizioni per le madri che lavoravano a domicilio e quindi potevano tenere i bambini con sé, ma limitatamente alle famiglie che abitavano nelle parrocchie di San Simpliciano, San Marco e del Carmine. Il contatto diretto con tante madri povere del quartiere spinge Laura ad interessarsi anche della loro formazione e ben presto vengono organizzati negli stessi locali dei corsi di alfabetizzazione e di taglio e cucito. Il grande successo dell'iniziativa spinge Laura ad aprire l'anno dopo (1851) un secondo asilo a Porta Ticinese (prima in borgo S. Croce, poi in Molino delle Armi, dal 1880 in via Sambuco). In totale i bambini assistiti sono ormai 200. I fondi provengono da donatori "perseguitati" con instancabile energia da Laura, che inventa per l'occasione la Fiera di Natale, un'asta di oggetti donati alla quale vengono invitate ogni anno le principali famiglie milanesi. Queste lettere di invito, raccolte e pubblicate nella biografia postuma di Laura scritta dal figlio Paolo, ci danno un saggio molto interessante dell'eloquenza e della passione della Mantegazza.

 

Ritorno alla politica: la prima Associazione femminile

La guerra del 1859 risveglia l'interesse patriottico di tutta Milano. Laura, Ismenia Sormani Castelli, Adelaide Bono Cairoli e molte altre signore si occupano dei feriti e della raccolta di fondi, attività quest'ultima nella quale ormai Laura è maestra. Il figlio Paolo, più portato agli studi che alle armi, dopo un lungo soggiorno in Argentina (1854-58) durante in quale ha potuto studiare alcune comunità indigene, insegna medicina a Pavia. Emilio invece combatte con i piemontesi.

Alla conclusione della guerra, la delusione per l'abbandono delle Venezie fa crescere in tutti le aspettative verso un altro tipo di azione patriottica da porre nelle mani di Garibaldi, che aveva dimostrato il suo valore nelle battaglie di Varese e San Fermo. La spedizione dei Mille vede perciò tutto il gruppo delle patriote milanesi all'opera per raccogliere fondi. Laura e Ismenia inventano le "Coccarde patriottiche", un nastro tricolore con l'immagine di Garibaldi, che vengono prodotte dalle operaie degli asili e vendute per una lira. Vengono raccolte in questo modo 24.442 lire, meno di quanto si era sperato, anche perché girano voci maligne che sostengono che una parte dei soldi sarebbero stati dirottati a favore di Mazzini, inviso alla borghesia milanese. Laura smentisce fermamente, ma il danno ormai era fatto.

Emilio vorrebbe seguire Garibaldi in Sicilia, ma è seriamente ammalato e si riprenderà soltanto l'anno seguente. Laura segue con trepidazione la lunga malattia, ma non trascura del tutto la politica. Mantegazza consiglia il Castellini, che sarà poi il superiore di Emilio nelle successive campagne di Aspromonte e nel Trentino, di portare sempre la maglia di lana e di “portar seco due o tre oncie di coca (Farmacia di Brera) ben chiuse in una scattola di latta ...”(Castellini, cit., p. 21).

L'atmosfera nel nuovo Regno d'Italia è molto cambiata. Finito lo stato di polizia si può pensare a nuove iniziative a sostegno delle operaie che formano già di fatto un sodalizio attorno a Laura ed Ismenia. Le due amiche pensano quindi di fondare un'Associazione Generale di Mutuo Soccorso per le operaie milanesi, che nascerà il 17 febbraio 1862 con sede provvisoria presso i due ricoveri. La quota associativa è di una lira al mese, possono iscriversi come socie onorarie (senza diritto di voto) anche signore benestanti che intendono sostenere l'associazione.

L'associazione assume tra i propri compiti anche quello dell'organizzazione dei corsi di alfabetizzazione già operanti da anni. I prodotti realizzati durante i corsi di taglio e cucito e di decorazione costituiscono un'ulteriore entrata della Società. Garibaldi incoraggia queste attività e le sostiene. Durante l'estate è ospite della Bono Cairoli a Belgirate e si incontra spesso con Laura. La visita del generale alla Sabbioncella in giugno verrà più tardi immortalata da una lapide e da un affresco.

Il 29 agosto 1862 accade l'impensabile. L'Eroe dei Due Mondi, osannato solo l'anno prima come l'artefice dell'unità d'Italia, viene ferito ad una gamba sull'Aspromonte da soldati italiani mentre stava avanzando per liberare Roma. L'episodio scandalizza tutta l'Europa e sconvolge Laura, che giunge per prima (4 settembre) in soccorso del grande ferito nella fortezza di Varignano presso La Spezia, dove era stato subito trasportato (2 settembre). Nei mesi che seguono attorno al generale ferito si affolla un grande numero di ammiratrici tenute a bada da Laura e Adelaide Bono Cairoli prima a Varignano e poi (dal 8 novembre) a Pisa dove il generale viene trasferito. Quando arriva però Jessie White, la moglie di Alberto Mario che aveva partecipato direttamente alla liberazione del Mezzogiorno, iniziano le tensioni e i pettegolezzi. Il 17 novembre, Laura decide di far cessare le chiacchiere e si allontana da Pisa per tornare a Milano (28 novembre) dopo un breve periodo di riposo a San Remo. Garibaldi tornerà a Caprera il 20 dicembre.

I quattro anni successivi, fino alla terza guerra d'indipendenza, vedono Milano e tutta l'Italia in preda ad una grande euforia. Si avviano ovunque grandi opere che devono far dimenticare la "conquista" piemontese e le delusioni per la momentanea assenza di Venezia e di Roma. A Milano si avviano i lavori della nuova piazza del Duomo e della Galleria Vittorio Emanuele. A Garibaldi vengono intitolati il corso e la porta comasina, molte altre strade vengono dedicate ai recenti avvenimenti politici e militari e ai Savoia (via Carlo Alberto, via Torino, corso e porta Magenta, Vittoria, Venezia, via Solferino, San Martino, Palermo, Marsala, Milazzo, Montebello, Varese, Goito, ecc.) specialmente nel quartiere Garibaldi.

I ricoveri e l'associazione operaia funzionano. Il 26 aprile 1866 viene approvato un decreto che istituisce in ente morale il "Pio istituto di Maternità e di Ricovero per bambini lattanti e slattati". Nello stesso anno, Ismenia Sormani Castelli presenta al Ministero un progetto di Scuola professionale femminile, un'idea che diventerà realtà quattro anni dopo grazie anche ai finanziamenti della Massoneria. Va molto bene anche la carriera del figlio Paolo. Nel 1864 pubblica gli Elementi di igiene, un manuale semplice e chiaro per le famiglie che avrà un numero enorme di ristampe e riedizioni, contribuendo in modo sensibilissimo alla trasformazione dell'Italia in un paese moderno. Anche grazie a questo successo, nel 1865 Paolo è eletto alla Camera dove resterà fino al 1876 per poi diventare senatore del Regno. Garibaldi rende felici le operaie inviando un proprio ritratto per decorare la sede dell'Associazione.

 

Gli ultimi anni

Nell'estate del 1866 si consuma brevemente e disastrosamente la terza guerra d'Indipendenza. Emilio Mantegazza è al fianco di Garibaldi nell'unico scontro vittorioso, quello di Bezzecca, durante la marcia su Trento prontamente arrestata dal celebre "Obbedisco!". Nel 1867 muore a Cannero il marito di Laura; svanisce una figura evanescente che non sembra aver parte alcuna nella storia. L'anno seguente viene aperto il terzo ricovero per i figli delle sigaraie, probabilmente in via della Signora (le indicazioni che abbiamo sulle sedi sono sempre piuttosto confuse). Nello stesso anno viene abolito la ruota dell'Ospedale di Santa Caterina e si dà il via al brefotrofio. Il clima culturale sta cambiando: Gualberta Adelaide Beccari fonda a Venezia il periodico "La donna" che rappresenta la prima voce autorevole a livello nazionale delle rivendicazioni "femminili": parità di salario e diritto di voto. A Milano Anna Maria Mozzoni si batte per le nuove idee con un piglio molto più radicale di quello assunto fino ad allora dalla Mantegazza e dalla Sormani Castelli, che vengono considerate piuttosto antiquate. Nella Lega femminile della Mozzoni, fondata nel 1870, erano ad esempio escluse le socie onorarie, espressione di un paternalismo borghese divenuto intollerabile. Per molti altri aspetti, invece, la nuova Lega ricalca il modello della Mantegazza. Anche il problema dell'emancipazione attraverso lo studio e la formazione professionale delle donne ritorna alla ribalta. Molte nuove leghe tentano questa strada fondando scuole professionali femminili. Laura e Ismenia rispolverano il progetto del '66 e fondano la loro scuola, il cui regolamento viene approvato il 14 settembre 1870. Il 21 novembre dello stesso anno la scuola viene aperta in un piccolo locale a Porta Magenta grazie a un contributo di 500 lire del Comune e all'aiuto di alcune patronesse come Paolina Magni Castiglioni e la contessa Praga Marogna. Laura insiste quindi sul modello "paternalistico", e così vince la scommessa. Tutte le altre scuole sono costrette a chiudere quasi subito, mentre la sua esiste ancora nella sede costruita molti anni dopo in via Ariberto 11.

L'Istituto Mantegazza com'è oggi (2012) in via Ariberto

La scuola professionale rappresenta l'ultimo sforzo sostenuto da Laura per consentire alla donna priva di risorse economiche di essere madre e di raggiungere un minimo decoroso di capacità professionali. Stupisce che una personalità come quella di Laura, così vicina alle istanze democratiche di Mazzini e di Garibaldi, non abbia accolto l'invito di altre donne come la Mozzoni ad accentuare nella sua opera la promozione civile e politica della donna. Questo compito verrà lasciato alla sua erede spirituale, Alessandrina Ravizza, che sarà la vera artefice dello sviluppo futuro della Scuola professionale.

Nel 1872, mentre il figlio Paolo al culmine della carriera fonda a Firenze la prima cattedra di Antropologia e il Museo, Laura ormai molto malata si ritira nella villa di Cannero dove morirà il 15 settembre dell'anno successivo, assistita dai figli. Le sue operaie, al funerale, decidono di aprire un quarto ricovero, che verrà inaugurato a Ripa di Porta Ticinese il 15 settembre 1874. La fedele Ismenia e l'ormai vecchio Giuseppe Sacchi continuano ad occuparsi dei ricoveri che sono ormai considerati un servizio necessario alla collettività. Nel 1884, quando si deciderà di aprire in corso di Porta Vigentina il quinto ricovero, verrà finalmente costruito un edificio studiato appositamente allo scopo, ma la struttura non sarà in sostanza molto diversa dalla prima sistemazione realizzata in contrada di Santa Cristina più di trent'anni prima.

Sparita la ventata garibaldina, anche la fama di Laura tenderà ad attenuarsi, offuscata in parte da quella del figlio Paolo, raggiunta presso un largo pubblico soprattutto dalla sua opera più conosciuta, la Fisiologia dell'amore (1873), un best seller presente (ben nascosto) in ogni biblioteca borghese della bella époque.

Anche Giuseppe Sacchi, scrivendo in un volume della raccolta Mediolanum del 1881, quando parla della maggiori figure milanesi del suo tempo cita Paolo Mantegazza ma dimentica la sua mamma con la quale aveva condiviso per tanti anni speranze e problemi. La stessa biografia di Laura, scritta da Paolo nel 1876, è più il ricordo commosso della madre scomparsa che un'analisi approfondita di una forte e complessa personalità. E' quasi più illuminante nella sua concisione il testo dell'epigrafe che venne posta nel 1889 sulla casa di Corso Garibaldi quando venne intitolata a Laura la vecchia contrada di Santa Cristina:

"In questa casa abitò molti anni e istituì
il primo ricovero dei bambini lattanti
LAURA SOLERA MANTEGAZZA,
vera madre del povero".

Soltanto nel 1906, grazie agli sforzi incessanti di Ersilia Majno, il suo corpo verrà trasportato nel Famedio, evento molto raro per una donna.

Link:  Paolo Mantegazza esperto di droghe

 

Bibliografia

AA.VV., Alla memoria imperitura di Laura Solera Mantegazza pel trasporto delle sue ceneri al Famedio, Milano 1906

AA.VV., Milano tecnica, Milano 1885, p. 243

AA.VV., Nascere sopravvivere e crescere nella Lombardia dell'Ottocento, Milano, Silvana, 1981

Almanacco della Famiglia Meneghina 1951, Laura Solera Mantegazza e la Scuola Femminile di Milano. (Brera Per P 366)

Barbiera, Raffaello, Figure e figurine, Milano, Treves 1908 (Brera 7.17.C.10)

Barbiera, Raffaello, Una vita che pare un romanzo in Arte ed amori (profili lombardi), Milano, Tip. Bortolotti 1888, pp. 81-113 [Temistocle Solera]

Bertarelli-Monti, Tre secoli di vita milanese, Milano 1927 (p. 730, foto del ricovero per lattanti)

Castellini, Gualtiero, Pagine garibaldine, Milano, Bocca 1909 (Brera Coll. Ital. 304/2)

Mantegazza, Paolo, La mia mamma Laura Solera Mantegazza, Milano, Tip. F.lli Richiedei, 1876 (Sormani J 7717)

Mantegazza, Paolo, Il secolo nevrosico, Edizioni Studio Tesi, Pordenone,        [1887] 1995

Morandi, Felicita, Tipi di donne illustri milanesi, in AA.VV., Mediolanum, Milano 1881, vol. II, pp. 387-409 (Sormani M CONS 15)

Pieroni Bortolotti, Franca, Alle origini del movimento femminile in Italia 1848-1892, Torino, Einaudi, 1963 [reprint 1975]

Redaelli, Sergio - Teruzzi, Rosa, Laura Mantegazza la garibaldina senza fucile, Verbania-Intra, Alberti Libraio Editore, 1992

Vitali, Luigi, Beneficenza e previdenza, in AA.VV., Mediolanum, Milano 1881, vol. I, pp. 342-400 (Sormani M CONS 15)

Zambelli, Pietro, Laura Solera Mantegazza, Novara 1873

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Ultima modifica: sabato 10 dicembre 2005

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