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Milano e la radio

di Gian Luca Lapini

Apparecchio radio a valvole SITI-DOGLIO, onde medie e lunghe,verso il 1924

 

Alle origini della radio

Caricatura di Marconi del 1903Nel riandare alle origini della radio, non voglio tediare il lettore ripetendo la storia di Guglielmo Marconi, una grande gloria nazionale, le cui vicende sono state raccontate innumerevoli volte e che tutti in Italia conoscono come l’inventore della radio[1]. Al navigatore, che volesse eventualmente “ripassare la lezione su Marconi” suggerisco di collegarsi all’ottimo sito della Fondazione Marconi, (www.fgm.it). Voglio però qui ricordare le date di due avvenimenti che lo videro protagonista, perché agli inizi del ‘900 questi eventi furono le prime dimostrazioni delle straordinarie potenzialità di questa nuova tecnologia che nel giro di pochi anni avrebbe rivoluzionato il modo di comunicare, rendendo noi tutti in grado di partecipare agli eventi seri e leggeri, di un mondo divenuto improvvisamente più piccolo. Si tratta del:

-      19-20 luglio1898, quando a Kingstown (Irlanda), Marconi realizzò il primo “servizio giornalistico radiotelegrafico” in occasione delle regate veliche del Royal Yacht Club;

-      12 dicembre 1901, quando Marconi lanciò i primi segnali radio attraverso l’Atlantico.

Questi due eventi, per quanto caratterizzino gli esordi della radio come mezzo di informazione planetario, appartengono comunque ad una prima fase del suo sviluppo (in effetti non si parlava ancora di radio[2], ma di telegrafia senza fili) che se non fosse stata abbastanza presto superata non avrebbero fatto uscire questa invenzione da un ristretto ambito di specialisti. Infatti, come era già successo nel caso del telegrafo e del telefono, fu solo quando la radio divenne capace di trasmettere voce e suoni che questa tecnologia si trasformò in qualcosa di potenzialmente a disposizione di tutti. Tale cambiamento richiese lo sviluppo di una modalità diversa di generare e ricevere segnali, rispetto a quella inizialmente usata da Marconi, che era adatta solamente per i segnali impulsivi, del tipo di quelli telegrafici in codice Morse[3]. La svolta avvenne principalmente con l’invenzione delle “valvole termoioniche”, il diodo di Fleming ed il triodo di De Forest. Grazie a queste invenzioni, ed ai progressi ottenuti in una quindicina d’anni, dal 1905 al 1920, la radio ebbe i mezzi tecnici per diventare un fenomeno di massa.

Sir John Ambrose FlemingDiodo di Fleming del 1904Fleming[4], fu uno dei principali consulenti inglesi di Marconi e fu dal suo coinvolgimento diretto nella telegrafia senza fili che nacque in lui l’idea di utilizzare come rivelatori di onde elettromagnetiche i dispositivi (diodi) basati sull’effetto Edison, o termoionico, che egli aveva a lungo studiato negli anni precedenti (senza immaginarne un utilizzo pratico). Egli ebbe modo di sperimentarne la grande sensibilità come ricevitori[5], nella stessa stazione di Poldhu, in Cornovaglia, sede degli esperimenti intercontinentali di Marconi, che nei suoi apparecchi riceventi usava invece i coherer[6], dispositivi efficaci, ma di assai più scarsa sensibilità. Nel novembre del 1904 Fleming ottenne anche un brevetto per la sua valvola, o diodo, termoionico.

Lee De ForestDe Forest[7], dopo vari tentativi, nell’autunno del 1906 concepì una variante del diodo di Fleming, che chiamò Audion e che fu il capostipite di tutte le valvole termoioniche usate nei successivi 50 anni (il brevetto di questo dispositivo fu registrato nel 1907). In realtà, il primo Audion di De Forest era un congegno poco efficace ed affidabile, ed anche costoso, ma conteneva un miglioramento fondamentale rispetto al diodo di Fleming, l’introduzione di un ulteriore elettrodo, la griglia, interposta fra il catodo caldo e l’anodo. Con questo elettrodo, che permetteva di controllare facilmente l’intensità della corrente che fluiva fra catodo e anodo, la valvola termoionica si trasformava da un semplice dispositivo di raddrizzamento ad un dispositivo di amplificazione, molto più efficace del coherer. A causa delle sue imperfezioni, l’Audion fu inizialmente poco usato nella pratica della telegrafia senza fili, ma l’idea di De Forest ebbe molta fortuna nel mondo della telefonia, dove vennero sviluppati gli amplificatori di linea, basati sulle valvole termoioniche[8], che consentirono di realizzare i primi collegamenti telefonici transcontinentali. Lo sviluppo delle valvole, fu dunque inizialmente favorito dalle esigenze delle reti telefoniche, ma ritornò presto a vantaggio anche della radio. I primi trasmettitori a valvole[9], che cominciarono a comparire verso il 1914, costituirono un notevole passo in avanti, in termini di efficacia, semplicità e costo, rispetto a quanto prima veniva usato. Tra il 1914 ed il 1920 avvennero anche una serie di notevoli progressi non solo nel campo dei componenti fondamentali, ma anche dei circuiti elettronici , con lo sviluppo/perfezionamento dei circuiti oscillanti di ricezione e trasmissione, dei concetti di modulazione di ampiezza, eterodina, supereterodina, ecc. Questi progressi ebbero un notevole impulso dalle vicende della prima guerra mondiale, durante la quale non solo furono sviluppate numerose applicazioni per le comunicazioni militari, comprese quelle dirette con gli aeroplani, ma vennero anche addestrate migliaia di persone all’uso di apparecchi radio e furono fatti anche vari esperimenti di trasmissioni di propaganda e di intrattenimento per le truppe.

In sostanza, si può dire che dopo la fine della prima guerra mondiale esistevano ormai tutti gli elementi perché avesse inizio una nuova fase dello sviluppo della radio, quella delle regolari trasmissioni di notizie, musica, pubblicità e spettacoli, fruibili da un vasto pubblico: stava per nascere quello che il mondo anglosassone chiamò broadcasting[10], e che da questo mondo si diffuse rapidamente a tutto l’Occidente.

A questo proposito, voglio ricordare, facendo un veloce passo indietro, che Lee De Forest anche in questo campo fu un precursore; infatti nel gennaio del 1910 egli effettuò, dal teatro Metropolitan di New York, la prima trasmissione radio dal vivo di un’opera lirica e nella primavera del 1916 iniziò delle regolari trasmissioni notturne di musica, da registrazioni fonografiche, dalla sua stazione radio denominata 2XG, nei dintorni di New York[11]; da qui trasmise anche i risultati delle elezioni presidenziali del 1916, prima che venissero pubblicati. Queste iniziative di De Forest, in buona parte premature per lo stato della tecnologia della radio di quegli anni[12], lo erano anche dal punto di vista del pubblico che non era ancora preparato alla loro fruizione, ma che si stava comunque abituando ai mezzi di intrattenimento di massa, quali il fonografo, il cinema e la stampa popolare[13]. Dunque anche da questo punto di vista De Forest fu un innovatore, concependo la possibilità di offrire con la radio un servizio completamente nuovo, per una clientela completamente diversa, in alternativa ad altri, quali Marconi, che si ponevano nell’ottica di sostituire una tecnologia già esistente, quella del telegrafo, e si rivolgevano prevalentemente a clienti istituzionali (forze armate, poste, ecc).

Radio-amatrici (USA inizio anni ’20)

Nonostante ciò, non fu De Forest, ma furono poi altri ad inaugurare per primi[14] iniziative stabili di radiodiffusione e la prima radio commerciale entrata in servizio regolare negli Stati Uniti fu, il 2 novembre del 1920, l’emittente KDKA (trasmetteva a 360 m, 830 kHz), organizzata dalla potente società elettrica Westinghouse ampliando il lavoro che un suo dipendente, Frank Conrad, aveva iniziato come radioamatore. Contemporaneamente la Westinghouse iniziò un poderoso sforzo commerciale per vendere gli apparecchi radio riceventi di sua produzione[15]. Nel giro di un anno e mezzo scoppiò un vero e proprio “boom”, che a partire dal nucleo più recettivo, quello dei radioamatori e delle loro famiglie, coinvolse rapidamente vasti strati della popolazione americana, raggiungendo un apice nella primavera del 1922, quando la grande stampa e lo stesso governo americano cominciarono a “cavalcare” il fenomeno, dando un ulteriore impulso alla sua diffusione. L’iniziativa della Westinghouse bruciò sul tempo i progetti di un’altra società, la RCA (Radio Corporation of America, nata nel 1919), che sarebbe presto diventata uno dei colossi del broadcasting americano, sotto la guida di un abile manager, David Sarnoff, che aveva intuito le grandi potenzialità della radio già quando lavorava come operatore della American Marconi (ma i suoi capi non avevano preso in considerazione le sue proposte). In effetti uno degli episodi che molti storici ricordano, come uno dei più significativi segnali dell’inizio del boom della radio, ebbe come protagonista la emittente WJY della RCA che il 2 luglio del 1921 trasmise in diretta la cronaca dell’incontro di pugilato Dempsy-Carpenter, un evento che fu seguito da trecentomila persone.

Una delle prime conferenze alla radio (USA 1922)

In Europa, fra le prime emittenti ad iniziare, ancora nel 1919, un servizio di trasmissioni dilettantesche, ma stabili, fu la stazione radio dell’Aia (Olanda) i cui concerti di musica sinfonica venivano ricevuti anche dagli appassionati inglesi e tedeschi, che si cimentavano con gli incerti funzionamenti delle loro radio a galena.

Ma il paese che fece realmente da battistrada allo sviluppo della radio di intrattenimento in Europa, fu l’Inghilterra, dove nell’ottobre del 1922 nacque la BBC (British Broadcasting Corporation)[16]. A differenza di quanto avvenne in America, dove assieme alla progressiva affermazione di alcune grandi società private, ma di respiro nazionale, la NBC (National Broadcasting Company), la CBS (Columbia Broadcasting Company) e la ABC (American Broadcasting Company), convissero una grande quantità di piccole emittenti locali, la BBC nacque sotto l’egida dello Stato, che tramite il Post Office (l’ente pubblico delle poste e telecomunicazioni) favorì la nascita di un consorzio monopolistico di tutte le aziende inglesi del settore. La BBC poté fin dall’inizio contare, per la sua attività, su di un canone di abbonamento e su una percentuale garantita sulla vendita degli apparecchi radio. Non dovette quindi dipendere per la sua esistenza dai proventi di attività commerciali e pubblicitarie (come avvenne per le società americane), e per questo motivo si costruì rapidamente la fama di un servizio di alta qualità ed imparzialità.

Il primo studio radiofonico della BBC a Savoy Hill, Londra (1922)

 

La radio a Milano: industria, informazione e spettacolo

Annuncio pubblicitario dell'EIAR (1927)L’idea che il servizio radiofonico dovesse essere fornito da enti o società controllate dallo Stato, fu quella che trovò la prevalente affermazione nei paesi europei. Anche in Italia, dove lo Stato si era riservato con un decreto del 1923 la facoltà di affidare in concessione ”l’impianto e l’esercizio di comunicazioni per mezzo di onde elettromagnetiche” prevalse il modello dell’ente a partecipazione statale, con la nascita, verso la fine del 1927, della EIAR, Ente Italiano Audizioni Radiofoniche.

L’avventura della radio italiana, era però iniziata qualche anno prima con la fondazione a Roma della URI, Unione Radiofonica Italiana, nata come consorzio delle due maggiori imprese operanti nel settore: la Radiofono di Marconi,e la SIRAC (Società Italiana Radio Audizioni Circolari) fondata per favorire la vendita degli apparecchi prodotti dalla Western Electric[17] .

La URI, che ebbe dallo Stato la concessione in esclusiva per le trasmissioni radiofoniche su tutto il territorio nazionale, iniziò le sue trasmissioni da Roma, il 6 ottobre 1924, dalla stazione di San Filippo.

Maria Luisa Boncompagni, la prima voce della radio italiana (1924)A Milano, già dal 1923 era attivo il “Gruppo Radiotecnico Milanese”, fondato dall’ingegner Eugenio Gnesutta (uno dei pionieri della radio italiana) che ebbe i primi permessi di trasmissione dal Ministero delle poste. Nello stesso anno Gnesutta ed altri fondarono inoltre la ADRI (Associazione Dilettanti Radiotecnici Italiani) ed il radioamatore milanese Donner Flori iniziò delle trasmissioni con una certa regolarità dalla sua piccola stazione sperimentale. Nacquero anche due periodici che si occupavano di radio, il “Radio Giornale” di Ernesto Montù e l’anno dopo la “Radio per tutti”, rivista quindicinale edita da Sonzogno. Fu da questo mondo che vennero molte pressioni sulla URI perché fosse realizzata anche nella nostra città una stazione trasmittente, che nel giro di un paio d’anni fu poi effettivamente installata, nella sede milanese della URI, in Corso Italia n. 23; si trattava di una apparecchiatura Western Electric da 1,5 kW di potenza, che lavorava sulla lunghezza d’onda di 320 metri, e che iniziò le trasmissioni il 28 dicembre 1925[18].

Lapide che indica il POSTO ZERO di Gnesutta e compagni, che si trovava in un appartamento di via Santo Spirito 14 Messaggio promozionale della SIPRALa URI poteva contare per il suo sostentamento su di un canone di abbonamento, ma anche sui proventi raccolti attraverso ”comunicati commerciali”. Che la raccolta pubblicitaria fosse a subito giudicata assai importante è dimostrato dal fatto che già nel 1926 venne fondata una apposita società, la SIPRA (Società Italiana Pubblicità Radiofonica), che aveva sede proprio a Milano (tre anni dopo, nell’autunno del 1929, il pacchetto azionario di maggioranza di questa società fu acquistato dalla SIP, Società Idroelettrica Piemontese, che era entrata anche nel settore radiofonico).

Marchi di fabbriche radio milanesiGli apparecchi radio di allora erano piuttosto costosi ed anche il canone annuo, novanta lire, era alla portata di pochi (e comunque erano numerose le evasioni). Così gli abbonati dei primi anni non erano molti, e il loro numero crebbe abbastanza lentamente[19]. Il prezzo degli apparecchi non diminuì molto negli anni successivi, quantunque Milano, dove l’industria elettrotecnica e telefonica era molto attiva, divenisse rapidamente un importante polo di produzione anche di apparecchiature radiofoniche, tanto che nel 1929 una delle maggiori industrie elettrotecniche milanesi, la Magneti Marelli, riconvertì una parte dei suoi stabilimenti alla produzione di radio, conquistando rapidamente l’80% del mercato italiano. A Milano, oltre alla Marelli, si insediarono anche altre società che avevano capacità progettali proprie e producevano apparecchi radio: la SITI, la Perego (attiva anche nel capo delle telefonia), la Allochio-Bacchini, la ing. Ramazzotti e la SAFAR (Società Anonima Fabbricazione Apparecchi Radio).Radio a valvole Allocchio Bacchini, supereterodina, 1924

Un breve accenno al fatto che gli apparecchi radio delle prima metà degli anni ’20 erano in genere caratterizzati da un altoparlante a tromba, tipo quello del fonografo, e da vistose antenne. La loro alimentazione avveniva con batterie di varie tensioni, e la loro manovra non era del tutto banale; dalle illustrazioni del tempo si ricava quindi l‘impressione che essa richiedesse una certa abilità tecnica, e che fosse in genere riservata all’ “uomo di casa”.

La radio in un salotto borghese dei primi anni ‘20

La forma di apparecchio radio che ci è forse più familiare, con l’altoparlante nascosto in un mobiletto di legno più o meno elegante, divenne comune verso la fine degli anni ’20, dopo l’invenzione degli altoparlanti a bobina mobile e membrana di carta (quelli tutt’oggi in uso), che avevano una resa in frequenza molto migliore ed producevano un suono meno gracchiante, più vicino alla realtà.Radio Ramazzotti (fine anni ’20)

Nelle trasmissioni dell’URI prevaleva la musica, c’era qualche notiziario, e non mancava, trasmesso proprio da Milano, un “Cantuccio dei bambini”. C’erano poi le previsioni del tempo, il segnale orario ed i primi collegamenti dai teatri di prosa o lirici. A proposito dei notiziari radio è interessante ricordare che agli inizi la URI era autorizzata, per volontà del governo, a trasmettere solamente le notizie che riceveva dalla “Agenzia Giornalistica Stefani”, che in seguito sarebbe diventata l’Agenzia ANSA.

Il Radiorario, uscito il primo anno nel 1925Iniziarono anche le trasmissioni sportive, e proprio da Milano, nel giugno del 1927 fu trasmessa la prima radiocronaca sportiva italiana: il Gran Premio Milano di galoppo, dall’ippodromo di San Siro. Inoltre dal 1925 gli abbonati ebbero a loro disposizione un bollettino stampato, il “Radio Orario”, divenuto “Radiocorriere” nel 1930, che li informava delle trasmissioni italiane e di quelle delle principali radio straniere.

Con la nascita delle EIAR a Milano venne realizzato, nel 1928, un nuovo auditorium da 300 posti in corso Italia, e nacque l’orchestra di 45 elementi diretta dal maestro Riccardo Santarelli, divenuta una orchestra stabile di 60 elementi nel 1930. Nel frattempo, fra il ’28 e il ’29 a livello nazionale iniziarono le trasmissioni da altri sedi, Bolzano, Genova, Torino e dalla sede rinnovata di Napoli.

Radio ed avvenimenti sportivi (1927)Milano e Roma si contesero i primati degli eventi più significativi. Da Roma venne per esempio trasmessa la prima telecronaca di una partita internazionale di calcio, Italia-Ungheria, il 2 marzo 1928, mentre da Milano furono messi in onda vari esperimenti sonori, dal concerto di suoni di Luigi Russo, per “rumorarmonio” (uno strumento di sua invenzione) e pianoforte, alle prime radiocommedie e commedie musicali, la prima delle quali in assoluto fu “Stornellata sui tetti”, di Guido Barbarisi, trasmessa da Radio Milano nel 1929. Nel 1930 il notiziario radiofonico, che si era fino allora chiamato “Giornale Parlato”, cambiò il nome in “Giornale Radio”.

Sperimentazione di trasmittente motorizzata per
cronache in diretta (1928)I miglioramenti tecnici intanto erano continui: alla fine del 1929 le stazioni di Milano e Torino vennero collegate via cavo, a Torino fu fondato nel 1930 il laboratorio di ricerca della EIAR, e nel 1931 iniziarono le trasmissioni in onde corte per il Nord America.

Un po’ alla volta la EIAR aumentò l’offerta di programmi sia grazie all’apertura di nuove stazioni trasmittenti, sia grazie al sostegno di importanti aziende, che iniziarono a fare da “sponsor” a fortunate trasmissioni, che tutt’oggi si ricordano, quali la lunghissima serie de “I quattro moschettieri” patrocinata della Perugina ed i concerti della Martini&Rossi. La radio ampliò inoltre il suo sostegno a diverse orchestre, sia di musica classica che leggera, e continuò ad offrire la cronaca di importanti manifestazioni sportive, quali l’arrivo del Giro d’Italia di ciclismo del 1932, all’Arena di Milano.

Nel 1933 iniziò le trasmissioni la stazione di Milano II e nel 1938 quella di Milano III. Riassumendo brevemente la situazione degli impianti, nel 1938 a Milano esistevano tre stazioni trasmittenti ad onde medie: una della potenza di 7 kW che era stata installata all’inizio del 1928, una da 50 kW, inaugurata nell’ottobre del 1932, e l’ultima da 1 kW, che era entrata in servizio nell’aprile del 1938.

Balilla e Rurale, due radio economiche degli anni ‘30

Nel 1939 gli abbonati italiani avevano raggiunto il milione duecentomila. La EIAR aveva assunto un importante ruolo di “cinghia di trasmissione” del regime, anche tramite iniziative che favorirono la produzione di apparecchi a basso costo (i famosi apparecchi Balilla e Rurale) e premiavano chi si faceva promotore del suo ascolto, non solo nelle grandi città, ma anche nei luoghi più periferici (si veda ad esempio il diploma di “pioniere” della EIAR qui riprodotto).

Diploma di pioniere dell’EIAR (anni ’30)

La radio trasmetteva e diffondeva ormai tutti gli eventi importanti del paese. Fu così che il 2 marzo del 1940 molti milanesi, come tanti altri italiani, poterono ascoltare la prima benedizione del papa Pio XII per la quale era concessa l’indulgenza anche ai radioascoltatori[20]; ma il 10 giugno ascoltarono anche il tragico annuncio dell’entrata in guerra dell’Italia, dato da Mussolini dal palazzo Venezia di Roma.

Che la radio avesse in ogni caso raggiunto un buon andamento aziendale fu sicuramente uno dei motivi per decidere di iniziare la realizzazione del nuovo centro di produzione di Milano. Il grande palazzo a questo destinato fu progettato dall’architetto Giò Ponti con l’ing. Nino Bertolaia, e le sue strutture murarie fondamentali furono realizzate fra il ’40 ed il ’43, in un’area all’incrocio fra corso Sempione e via Villasanta. Le strutture furono però in parte danneggiate in un bombardamento del 1943, e poi l’aggravarsi delle vicende belliche portò ad un blocco dei lavori.

Nel corso della guerra molti impianti di trasmissione furono danneggiati, ma già nel periodo dell’occupazione alleata, il 6 ottobre 1944, un primo segno di ripresa fu a Roma la trasformazione della EIAR in RAI (Radio Audizioni Italiane), società formalmente privata, il cui capitale era per larga parte controllato dalla SIP (Società Elettrica Piemontese), che a sua volta era nell’orbita dell’IRI.

Radio del dopoguerra prodotte a MilanoDopo la Liberazione la ripresa delle trasmissioni da Milano avvenne inizialmente in piena indipendenza da Roma, in quanto non era stato ancora ripristinato il collegamento con la Capitale.
Le trasmissioni avvenivano dalla sede di corso Sempione 25, dalla sede dell’ex-fascio rionale “Crespi”, dove si era insediata un nuovo gruppo dirigenziale, espressione prevalente delle correnti di sinistra del Comitato di liberazione nazionale.

Questa situazione durò fino alla fine del ’46 quando le due reti radiofoniche denominate Rete Azzurra (emessa da Torino) e la Rete Rossa (emessa da Roma) furono di nuovo coordinate dalla capitale, dove gli equilibri politici erano piuttosto diversi da quelli milanesi. La situazione milanese cambiò notevolmente dopo le elezioni dell’aprile ’48, quando ci fu un notevole ricambio di dirigenti ed una normalizzazione in linea con i nuovi equilibri politici azionali emersi dalle elezioni. In quell’anno fu emesso anche un “codice” che dettava molte regole e vincoli soprattutto nel modo in cui la radio doveva diffondere le informazioni.

 La torre del Parco (o Littoria), usata come supportoDal punto di vista degli impianti, la ripresa post bellica fu abbastanza rapida, e nel 1949 la RAI aveva già ricostruito tutti gli impianti distrutti dalla guerra. La torre dei ripetitori radio e TV di corso Sempione (1961)Nel 1948 gli abbonati italiani alla radio erano ormai circa due milioni, di cui almeno un terzo nelle sola Lombardia. La clientela quindi non mancava, e questo fu la base per un percorso di ampliamento degli impianti e delle trasmissioni. Nel 1948 iniziarono per esempio le trasmissioni in modulazione di frequenza[21], diffuse dalla Torre del Parco, e nel 1950 fu varato il terzo programma. Ma la tappa fondamentale per la radio milanese fu l’entrata in funzione il 12 aprile 1952 del nuovo centro di produzione di Corso Sempione, dotato di 23 studi radiofonici e di due studi televisivi, ed anche di un trasmettitore televisivo, che in occasione della Fiera Campionaria di quell’anno effettuò molte trasmissioni sperimentali, dalla grande torre metallica che fu appositamente realizzata.

Il nuovo centro di produzione ebbe sede nel palazzo della RAI, che come si è detto era stato iniziato nel 1940. Il palazzo fu, nel 1946, parzialmente riparato dai danni della guerra, e fu poi completato nel periodo 1950-52. Dotato di sette piani fuori terra e di due interrati, era organizzato suddividendo per piano le varie attività: televisione al piano terreno e primo piano, primo e secondo piano per la musica, quarto e quinto piano per la prosa, mentre i piani interrati erano riservati agli impianti tecnologici e di servizio, ed all’ultimo piano erano situati gli equipaggiamenti centralizzati dell’impianto di audio-frequenza.

Edificio originario del centro di produzione RAI di Corso Sempione (1952)

Nuovi edifici del centro di produzione di Corso Sempione (1961)

Con l’inizio delle trasmissioni televisive (vedi pagina), nell’ aprile 1954 la RAI divenne Radiotelevisione Italiana, e il centro di produzione di Milano acquistò una grande importanza come luogo di produzioni televisive, subendo ripetuti e rilevanti ampliamenti. Una prima fase si concluse nel 1959-61, con la costruzione di un nuovo blocco di otto piani fuori terra e di due interrati, progettato da Ponti, Fornaroli e Rosselli, ed una seconda fase venne realizzata negli anni 1962-65. Ormai le esigenze televisive erano divenute prevalenti, ma Milano rimase anche un importante centro di produzione radiofonica, grazie anche al permanere di una rilevante produzione musicale, che poteva far conto su una orchestra sinfonica e su di un coro stabili.

Plastico dell’area di espansione del centro di produzione RAI di Corso Sempione (anni ’60)

Pianta dell’area di espansione del centro di produzione RAI di Corso Sempione (anni ’60)

Intanto i progressi della tecnica facevano diventare gli apparecchi radio degli oggetti sempre più piccoli e sempre meno costosi, non più da conservare “religiosamente” nel salotto buono di casa, ma da portare in giro ovunque: nel 1954 furono infatti commercializzate in America le prime radioline a transistor, un prodotto con il quale sarebbero poi stati i giapponesi ad invadere i mercati mondiali.

Una delle prime radioline a transistor verso il 1954 (a sinistra). La filodiffusione (a destra).

Per concludere questo rapido excursus sulle origini della radio italiana e milanese, ricordo che nel 1958 iniziarono da Milano, Torino e Roma le trasmissioni della filodiffusione, un riuscito connubio fra telefono e radio, che eliminava molti dei problemi di interferenze e disturbi atmosferici, spesso non completamente risolti nelle trasmissioni via etere, offrendo una migliore larghezza di banda ed anche la stereofonia.
Non si può infine tralasciare almeno un fugace accenno alla rivoluzione della emittenza radio che iniziò a metà degli anni ’70 con l’affermarsi ed il diffondersi del travolgente fenomeno delle radio libere, una delle prime delle quali, la Radio Milano International, fondata da Rino Borra e soci (ora Radio 101), cominciò a trasmettere nel marzo del 1975[22]. Il 4 marzo 1976 è fondata ufficialmente Radio Meneghina, che già aveva avviato trasmissioni sperimentali dall'anno precedente.

 

Riferimenti

Anania Francesca, Breve storia della radio e della televisione italiana, Carocci Editore, Roma, 2004
Campodall’Orto Sergio, Innovazione e sviluppo a Milano, Abitare Segesta, Milano, 1996
Cisi Università di Torino, La radiotelefonia in Italia: dalla SIRAC alla Rai, Torino, 2005
Susan J. Douglas, Inventing American Broadcasting, 1899-1922, The Johns Hopkins University Press, Baltimore, 1987
Falciasecca Gabriele e Valotti Barbara, Guglielmo Marconi: genio, storia e modernità, Editoriale Giorgio Mondadori, Milano, 2003
Ferrari Ada, Milano e la Rai, un incontro mancato?, Franco Angeli, Milano, 2002
Ferrari Ada, Giusto Gaia, Milano città della Radiotelevisione 1945-1958, Franco Angeli, Milano, 2000
Mareddu Leonardo, La radio in casa, breve storia di un oggetto meraviglioso: 1920-1960, Opuscolo on line, 2005
Pezza Gianluigi, Storia della radio, sviluppo storico dell’invenzione della radio, Istituto di Pubblicismo, Roma, 2005
RAI Milano, Inaugurazione degli impianti realizzati nella prima fase di ampliamento, Tipografia SAES, Milano, 1961
B. Scaramucci, C. Ferretti, RicordeRai, Edizioni ERI, Roma, 2004
Thrower Keith, The Fleming Thermionic Diode and the Birth of Electronics, in Transactions of the Newcomen Society, volume 75, n.2, London, 2005

Vedi anche:

www.radiomarconi.com

www.oecumene.radiovaticana.org

www.leradiodisophie.it

www.radiosegugio.it

www.raiway.rai.it

www.museoscienza.org

 



[1] Ricordo, ad ogni buon conto, che i primi famosi esperimenti di Marconi nella paterna villa Griffone, sulle colline bolognesi, risalgono al 1895-96. Marconi fu il primo che riuscì a dare uno sbocco pratico alla scoperta delle onde elettromagnetiche che era stata fatta nel 1887 dal fisico tedesco Heinrich Hertz.

[2] Non è noto chi abbia usato per primo il termine radio; si tratta dell’abbreviazione dei termini radiotelegrafia e radiotelefonia, entrati nell’uso comune attorno al 1910, sempre più in sostituzione della definizione inizialmente utilizzata di telegrafia senza fili (wireless, in inglese). Il prefisso “radio” stava in qualche modo a indicare che i segnali venivano “irradiati” in tutte le direzioni, ed il termine abbreviato radio divenne universalmente usato dopo il 1920.

[3] Un brevissimo accenno al fatto che varie altre tecnologie di trasmissione e ricezione dei segnali radio furono sviluppate ed utilizzate in alternativa alle tecniche usate da Marconi, per migliorare quanto si riusciva a fare con le trasmittenti telegrafiche a scintilla, da lui inizialmente usata. Queste tecniche precedettero ed in qualche modo prepararono il terreno all’utilizzo delle valvole termoioniche. Tra le più efficaci ricordo i trasmettitori basati su alternatori ad alta frequenza, inventati dallo svedese Alexanderson ed ampiamente usati dal fisico canadese Reginald Fessenden; inoltre i trasmettitori a scintilla rotante e ad arco. Nel campo dei rivelatori bisogna ricordare che tra il 1898 e il 1902 Pupin e Fessenden avevano dimostrato la fattibilità di rivelatori elettrolitici, mentre Marconi aveva brevettato nel 1902 il suo rivelatore magnetico.

[4] Il fisico inglese John Ambrose Fleming (1849-1945) fu dal 1879 professore di elettrotecnica all’università di Londra. Dotato di notevoli capacità non solo teoriche, ma anche di affronto pratico dei problemi, egli fu da subito in contatto con la nascente tecnologia ed industria elettrica, e si trovò in una posizione privilegiata per seguire i grandi progressi che l’elettrotecnica compì nell’ultimo ventennio dell’800.

[5] Il diodo di Fleming era in grado di raddrizzare le deboli correnti indotte in una antenna dall’arrivo di impulsi radio; questo processo permetteva di generare una debole corrente in grado di azionare un ricevitore telefonico o un galvanometro (che non sarebbero invece stati in grado di seguire le rapide oscillazioni di un impulso radio) e quindi di indicare l’arrivo di segnali di tipo telegrafico.

[6] Il coherer era un dispositivo di ricezione delle onde radio inventato dal fisico inglese Oliver Lodge, il quale aveva a sua volta sfruttato un’osservazione di Edouard Blanly, pubblicata nel 1890, che i buoni conduttori di elettricità, se sminuzzati finemente, acquisiscono una elevata resistenza elettrica. Riempiendo un recipiente di vetro di limatura di ferro si otteneva un dispositivo che, a riposo, aveva una elevata resistenza elettrica (quindi non faceva per esempio passare la corrente fornita da una batteria), mentre quando veniva colpito da onde elettromagnetiche diminuiva drasticamente la sua resistenza, facendo passare le corrente. Lo si poteva così sfruttare come un ricevitore di onde elettromagnetiche, molto più sensibili dei primi loop di filo che erano stati usati da Hertz per dimostrare l’esistenza delle onde elettromagnetiche

[7] Lee De Forest (1873-1961) era un ingegnere americano, che dopo essersi laureato nel 1899 a Yale con una tesi sulla telegrafia senza fili, si dedicò con molta passione a cercare una alternativa ai coherer. Le sue attività, invenzioni ed iniziative imprenditoriali furono innumerevoli, e non è qui possibile neanche solo elencarle.

[8] Il brevetto dell’Audion fu acquistato nel 1914 dalla AT&T, il colosso americano della telefonia. L’idea di De Forest fu perfezionata da Harold Arnold nei laboratori di ricerca della Western Electric (una società controllata dalla AT&T), e da Irving Langmuir in quelli della General Electric. Fu merito di Arnold l’aver capito che il dispositivo funzionava meglio se nel bulbo di vetro veniva fatto un vuoto spinto, mentre De Forest era sempre stato convinto che era più conveniente mantenere all’interno un gas rarefatto, ma non il vuoto.

[9] La scoperta che le valvole tipo audion potevano essere utilizzate, oltre che per ricevere anche per generare segnali radio, se inserite in un circuito di feed-back, fu fatta nel 1912 da Edwin Armstrong, un giovane studente della Columbia University; l’idea fu ripresa da De Forest che la brevettò nel 1914-15, dando origine ad una controversia legale con Armstrong, che durò quasi vent’anni. Armstrong sviluppò inoltre nel 1919 il concetto di supereterodina nei circuiti di amplificazione e di sintonia, che sarebbe stato fondamentale per il progresso tecnico degli apparecchi radio, e per renderne l’utilizzo facile e alla portata di tutti.

[10] Questo termine letteralmente significa “semina a spaglio”; nella terminologia radiofonica italiana degli anni ’20-’30 si parlava invece di “radiodiffusione o radioaudizioni circolari” ad indicare che la trasmissione avveniva in tutte le direzioni, per distinguerla dalla radiotelegrafia che puntava invece spesso a collegamenti da punto a punto, lineari, fra soggetti precisi, tipo una nave ed una stazione di terra

[11] Le prime idee di De Forest di effettuare trasmissioni broadcast risalgono al 1906-07. Egli non fu comunque il primo a trasmettere musica e voce umana. Già nel dicembre del 1900 Reginald Fessenden aveva effettuato i primi esperimenti riusciti di trasmissione di linguaggio articolato, e nel 1906 gli esperimenti erano stati ripetuti, questa volta usando la tecnica di modulare l’ampiezza di un trasmettitore basato su un alternatore ad alta frequenza (100.000 cicli), trasmettendo musica e canto.

[12] Le apparecchiature di trasmissione e ricezione erano ancora piuttosto rudimentali, e la qualità dell’ascolto era di conseguenza scarsa, con le voci spesso coperte dalle scariche elettriche a dai disturbi.

[13] Non è possibile definirlo ancora un fenomeno di massa, ma molti commentatori sono concordi nell’affermare che le migliaia di radioamatori che in America (qui alcuni stimano che ce ne fossero 150.000, nel 1917), ed anche in Europa, iniziarono a passare il loro tempo libero cercando di captare i segnali che sempre più numerosi vagavano per l’etere, contribuirono notevolmente con la loro attività a preparare il terreno ad una accettazione sociale della radio. L’attività dei radioamatori crebbe notevolmente dopo il 1906, quando cominciarono a diffondersi i ricevitori a cristallo. Risale addirittura al 1874 la scoperta, da parte del fisico tedesco Braun (inventore del tubo a raggi catodici), delle capacità di conduzione asimmetrica dei cristalli di diversi solfuri, in particolare del solfuro di piombo, o galena, e quindi della possibilità di usare questi cristalli come rivelatori. Scopritori delle capacità di alcuni cristalli di captare e rettificare le onde radio (così come facevano i diodi di Fleming), furono anche l’americano H.H.C. Dunwoody che scoprì le proprietà del carburo di silicio (più noto come carborundum, e prodotto industrialmente come materiale abrasivo) e G.W. Pickard, che scoprì quelle del silicio, un materiale che, come è ben noto, qualche decennio dopo avrà un ruolo fondamentale nelle telecomunicazioni. Tra i più usati in pratica furono i cristalli di solfuro di piombo, o galena. Nei ricevitori di questo tipo il cristallo veniva posto fra due contatti di rame, e l’abilità dell’operatore stava nel trovare la più conveniente posizione e pressione sulla superficie del cristallo, in modo da massimizzare il segnale captato. A questo scopo uno dei due contatti era particolarmente sottile ed elastico, quasi un “baffo di gatto”. I segnali che si ottenevano erano sempre piuttosto deboli ed andavano pertanto ascoltati in cuffia.

[14] Non va comunque dimenticato che già nel febbraio 1920, una stazione radio della British Marconi, operante da Chelmsford, in Cornovaglia, aveva iniziato a trasmettere un primo servizio radiofonico, con la temporanea autorizzazione del Post Office britannico.

[15] Westinghouse e General Electric erano le due aziende americane che durante il primo conflitto mondiale avevano prodotto la maggior parte delle apparecchi radio utilizzati dalle forze armate; l’apparato industriale americano si era già quindi preparato alla produzione di massa, e stava anzi cercando le occasioni di riutilizzare queste capacità produttive che avevano subito una notevole crisi nel dopoguerra. Alla Westinghouse fu merito di Harry P. Davies, uno dei più brillanti dirigenti della società, aver capito le grandi potenzialità di questo nuovo mercato.

[16] Il primo studio radiofonico della BBC fu a Savoy Hill, un palazzo nella zona dello Strand, nel centro di Londra, usato sia da istituzioni mediche che come sede della associazione degli ingegneri elettrotecnici inglesi.

[17] Prima della nascita della URI, Guglielmo Marconi aveva tentato di ottenere, tramite una sua società, la concessione statale italiana per le trasmissioni radio, ma non ci era riuscito, nonostante la sua amicizia con Costanzo Ciano, Ministro delle Comunicazioni. La concessione venne invece data alla Itala-Radio, una società italo-tedesca, che però si dimostrò incapace di mantenere gli impegni presi col governo italiano. Ricordo anche che prima della URI, la Radioaraldo, aveva allestito una prima modesta trasmittente a Roma nel 1922-23.

[18] In attesa dell’entrata in servizio della URI, per stimolare la sua lentezza burocratica, Gnesutta ed altri, avevano iniziato, quasi per burla, nella primavera del 1925, regolari trasmissioni serali da una emittente privata denominata “posto zero”; dietro questa sigla mantennero peraltro l’incognito, per evitare grane con le autorità.

[19] Il decollo della radio in Italia fu piuttosto lento, per il prezzo elevato che gli apparecchi mantennero per molti anni. Ancora alla fine degli anni ’20 una radio costava circa 2.000 lire, e solo dopo il 1937 i prezzi scesero sotto le 1.000 lire.
Gli apparecchi più economici furono le radio “Rurale” e “Balilla”, prodotte dalla Magneti Marelli.
Gli abbonati alla radio nel 1926 erano 26.000 in tutta Italia, e nel 1928 attorno ai 62.000.

[20] Ricordo, che nel febbraio del 1931, all’indomani dei Patti Lateranensi, aveva iniziato le sue trasmissioni la Radio Vaticana, con una stazione costruita da Guglielmo Marconi, per volontà di Pio XI. Due anni dopo la Radio Vaticana si dotò anche di una stazione ad onde ultracorte. Nell’ottobre del 1957 fu poi inaugurato il grande centro di trasmissione di Santa Maria di Galeria, fuori Roma, verso il lago di Bracciano.
Per la cronaca, sembra che la prima trasmissione per radio di una funzione religiosa, sia avvenuta da una chiesa protestante di Pittsburg (USA), nel gennaio del 1921.

[21] La modulazione di frequenza era stata inventata nel 1933 dall’ingegnere americano Edwin Armstrong lo stesso che aveva inventato la supereterodina.

[22] Radio 101 cominciò a trasmettere tre ore nel pomeriggio, per poi arrivare nel giro di poche settimane alle 24h non stop di trasmissione musicale.
La prima radio libera in assoluto fu Radio Parma che iniziò le trasmissioni nel dicembre 1974. Dopo un periodo di anarchia la Corte Costituzionale riconobbe nel luglio del 1976 la legittimità delle trasmissioni private, purché a copertura locale.

Ultima modifica: lunedì 27 febbraio 2006

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