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 Il Sestiere di Porta Romana

S. Vittorello, chiesa e vicolo

di Maria Grazia Tolfo

Chiesa e vicolo di S. Vittorello in una pianta del 1575

 

La chiesa di S. Vittore a Porta Romana, detta S. Vittorello

S. VittoreLa tradizione ricordava che l’ubicazione della chiesetta ricalcava quella della torre occidentale della Porta Romana. L’agiografia di S. Vittore indicava il suo imprigionamento in questa torre prima del martirio e la chiesa veniva visitata in occasione delle Litanie Triduane. La Passio di S. Vittore fu composta probabilmente nel secolo VIII e costituisce un termine abbastanza attendibile per stabilire l’esistenza della chiesetta all’interno o accanto alla Porta Romana, perché la Passio è costruita ad hoc intorno alle chiese dedicate a S. Vittore.

Questa lettura ci confermerebbe che, con l’arretramento della cinta muraria operato da Narsete, la Porta Romana non sussisteva più su quella augustea, ma le sue rovine erano state riutilizzate dalla popolazione locale – secondo una prassi comune – per ospitare luoghi di culto.

Secondo Giulini qui si asserragliò per quindici giorni l’arcivescovo Grossolano, deposto a favore di Giordano Clivio (1112-1120). Nel documento è detto che pose la sua resistenza nel “carcere di S. Vittore”, termine col quale si definiva ormai l’antica Porta Romana. Quindi, la cappella occupava la parte inferiore della torre, che continuava a sussistere e a funzionare da carcere temporaneo?

Chiesa e vicolo di S. Vittorello nella veduta del 1630All’esterno della chiesetta si trovava un altro punto di riferimento per la ritualità milanese: il sasso su cui si era riposato Aurelio Ambrogio mentre tentata di sottrarsi alla sua elezione a vescovo della diocesi milanese. Sul luogo della Pietra santa venne a trovarsi una “crocetta”, mentre l’episodio ambrosiano era ricordato da una lapide, scomparsa già alla fine del Seicento.

Per la descrizione della chiesa ricorriamo al Torre:

“Questa Chiesa anticamente era Parrocchia governata da Religioso Reggitore con buone rendite, mà considerata da San Carlo soprabbondante unì l’incarco Parrocchiale à San Giovanni la Conca, ed applicò le rendite sue alla Collegiata di San Steffano in Broglio, perché accrebbero di Canonicati (canonici), e quivi pose per governo Confraternita di Scolari con abito. Entriancene per dentro, che osservando le sue antichità daremo qualche complimento agli occhi, mirando una Tavola in Pittura plausibile dipinta da Carlo Antonio Rossi, moderno e squisito Pittore, eccovela pure rappresentando con Pittoresca bizzarria la Vergine Assunta, Sant’Ambrogio, San Vittore e San Carlo. I quadri di questo Virtuoso vengono molto stimati, mà privo ne restò Milano di quelli suoi coloriti e vaghi parti, poiché morte gl’inaridì il fiore di sua vita sul meriggio degli anni.”[1]

Pochi anni dopo la descrizione del Torre, la chiesa venne ricostruita integralmente e aperta nel 1724. Serviliano Latuada ci guida all’interno: “per comoda scala si ascende al coro, in cui gli Scolari recitano ne’ dì festivi l’offizio della Vergine, il quale occupa tutto lo spazio della chiesa inferiore”.[2]

La chiesa rientrò nelle soppressioni giuseppine e, stando alla pianta del catasto teresiano, venne inglobata nel palazzo di via Unione 22 (contrada di S. Giovanni in Conca 4145/7), dove nel 1845 la ditta Schaeffer & C. teneva un deposito di panni.

Vicolo di S. Vittorello in una pianta del 1884

 

Il vicolo di S. Vittorello

Il vicolo era in asse con via Paolo da Cannobio e ricalcava il perimetro esterno alle mura augustee. Nel medioevo vi si trovava uno dei “coperti” di Milano, un portico che riparava le bancarelle degli ambulanti.
Per ulteriori notizie dobbiamo saltare al XVIII secolo, quando risulta ospitata in uno dei palazzi a metà del vicolo una loggia dei Framassoni.

Dopo l’unità d’Italia le case del vicolo vennero comprate dall’alta borghesia: il n. 3 era del signor Maumary, che possedeva anche altri palazzi nell’adiacente via Maddalena; il n. 6 era del consigliere comunale ing. arch. Antonio Macchi.

A cavallo tra Ottocento e Novecento il vicolo era noto agli amanti della vita notturna per il Caffè Savoia, gestito da una signora francese, dove si suonava e ballava secondo lo stile Belle Epoque, in compagnia di compiacenti “kellerine”.

La zona di S. Vittorello oggi



[1]Torre, Carlo, Il Ritratto di Milano, 2° ediz. 1714; rist. anast. Forni-Urso Editori 1973, p. 52.

[2]Latuada, Serviliano, Descrizione di Milano ornata con molti disegni, 1737-1738, vol. II, 265-267.

Ultima modifica: martedì 2 gennaio 2007

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