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Il ciclo astrologico di Palazzo Landriani

di Maria Grazia Tolfo

 

L'esterno di Palazzo Landriani

 

 

Palazzo Landriani

 

L'origine del palazzo è imprecisata, ma si ritiene che sia stato riformato all’inizio del Cinquecento. Una tradizione locale attribuisce i lavori al Bramante, che però dal 1498 era a Roma.

Il lato più lungo del palazzo, seicentesco, risvolta in via Fiori Scuri, mentre il lato più corto su via Borgonuovo è quanto resta della facciata originaria. L’androne sfocia in un portico ad archivolti sostenuto da capitelli rinascimentali scudati, con le insegne degli Aliprandi e dei Landriani (castello con aquila). Il muro di fondo del portico di fronte all’ingresso aveva un affresco a monocromo (ora al Castello Sforzesco), raffigurante due giganti, di cui uno reggeva un planisfero, l’altro lo misurava col compasso.

La facciata del corpo minore, all’estrema sinistra di Borgonuovo, è divisa in tre comparti da un doppio ordine di lesene, nel piano inferiore a capitello dorico, cornice a triglifi, terminanti a gocce d’inconsueta lunghezza, che occupano tutta la sottostante fascia dell’architrave. L’ordine superiore termina con una cornice a guisa di capitelli. Lesene, cornici, capitelli, pareti con fini decorazioni pittoriche ormai scomparse.

L’autore dell’architettura è secondo il Baroni Cesare Cesariano per via del confronto tra il doppio ordine di pilastrate del prospetto e quello risultante da un disegno del Cesariano nel suo Commento a Vitruvio.  Sempre secondo il Baroni, anche i Giganti sarebbero del Cesariano, al quale attribuisce anche il soffitto a volte della Sala terrena.

Il palazzo fu comprato nel 1513 da Tomaso Landriani dai Bossi e da lui ricostruito una prima volta.

Proprietari successivi del palazzo furono gli Araciel, gli Imbonati, che lo rifecero nel Seicento. Da loro pervenne ai Melzi e ai Salazar, che nel 1880 lo cedevano al Demanio, che vi installò l’Accademia Scientifico-Letteraria. Dal 1959 è sede dell’Istituto Lombardo.

 

Il ciclo astrologico

E’ derivato dall’Astronomicon di Igino pubblicato dal Ratdolt nel 1482. L’esecuzione è assegnata a Cesare Cesariano.

La serie di segni zodiacali affrescati nel salone al pianoterra fa parte di un ciclo a tema storico e astrologico, riferibile alla serie standardizzata quattrocentesca. Al pari degli Arazzi dei Mesi Trivulzio, anche questa serie zodiacale scarta rispetto ai modelli nella figura dell’Ariete e l’invenzione della successione tra Bilancia e Scorpione attesta che nella fonte adottata i due segni erano uniti.

 

Il presunto autore: Cesare Cesariano

Dopo precoci esperienze pittoriche a Reggio e un soggiorno a Roma (1507), dove entrò in contatto col Perugino, Luca Signorelli e il Pinturicchio, svolse sempre la sua attività a Milano, creando opere che risentono degli esempi bramanteschi: il portico di S. Maria presso S. Celso (1513) e i disegni per la facciata. Progetta la tenaglia difensiva del Castello (1527), che gli valse la nomina ad architetto di Carlo V e al cantiere del Duomo (1535-37).

Importante è l’edizione da lui curata dell’opera di Vitruvio De architectura (Como, 1521), prima traduzione a stampa con ampio commento, che affianca alla ricerca filologica ed erudita un raffronto con la contemporanea architettura milanese e romana di ambito bramantesco. Interessanti le illustrazioni che innestano sul classicismo di fondo un gusto decorativo di ascendenza lombarda, con ricordi ancora goticheggianti.


Bibliografia:

DBI, voce Cesariano Cesare

Ferrari M.L., Zenale, Cesariano e Luini: un arco di classicismo lombardo, in Paragone, n. 211, sett. 1967, p. 26

Gatti S., L’attività milanese del Cesariano dal 1512 al 1519 in Arte lombarda, XVI (1971), p. 230 e ss.

Mezzanotte-Bascapè, Milano nell’arte e nella storia, 1968, pp. 446-447

Ottino Della Chiesa A., La decorazione affrescata di Palazzo Landriani, in L’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere, Milano 1959, pp. 37-38

Suida W., Bramante pittore, nota 205, p. 225

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Ultima modifica: martedì 23 luglio 2002

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