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 Cristoforo de Predis (o Preda)

(Milano 1440/1445 - 1486)

di Roberto Rossetti e Anna Folchi

 

I De Predis furono una nota famiglia di artisti milanesi, attiva a Milano nella seconda metà del quattrocento, che abitava a Porta Ticinese nella parrocchia di San Vincenzo in Prato. Dagli atti notarili e ducali risulta che il capofamiglia, Leonardo De Predis, morendo nel 1466 lasciò sei figli maschi: Aluisio, Evangelista e Cristoforo (sordomuto), nati dalla prima moglie Margherita Giussani (morta prematuramente); Giovanni Francesco avuto da Margherita De Millio, anch'essa morta prematuramente; Bernardino e Giovanni Ambrogio, nati dalla terza moglie Caterina Corio. Cristoforo, il terzogenito, nacque sordomuto e divenne un'eccellente miniatore, ma non si sa come ne imparò l'arte, ne chi fu il suo maestro (secondo la Wittgens, forse il Belbello da Pavia).

La guarigione del sordomuto
Miniatura/illustrazione da “Storie di San Gioachino, Sant'Anna, …”, Torino, Biblioteca Reale

Evangelista fu un discreto miniatore e pittore; Bernardino fu incisore di monete per la zecca di Milano e creatore di arazzi; Giovanni Ambrogio imparò l’arte della miniatura sotto la guida di Cristoforo e successivamente divenne celebre come pittore ritrattista degli Sforza ed allievo di Leonardo. Cristoforo si conquistò una notevole fama, che gli valse le commissioni delle famiglie patrizie lombarde e della corte degli Sforza. La prima data sicura della sua attività è il 1471. Nei libri mastri Borromeo, in quell'anno è annotato: demo L. 2 al muto de prede per una nostra dona dipinta sulo ofitiolo del conte.Da quell'anno fino al 1474 Cristoforo ed il fratellastro Giovanni Ambrogio si alternano nei libri mastri della casa Borromeo, come esecutori di "offizioli" per la nobile famiglia. Nel 1473 è registrato un dono di giuponi dati al mutolo per più lavori facti per lo mag. Conte Vitaliano e li puti. Cristoforo era sicuramente molto intelligente ed abile; capiva e sapeva farsi capire. I suoi fratelli avevano imparato a comunicare con lui e lo rispettavano.

Incipit del "Libro d’Ore Borromeo", 1471 (particolare)
Milano, Biblioteca Ambrosiana

 

Particolare della firma di De Predis sul Libro d’Ore Borromeo: XPOFOR DE PDIS MUT. M…S . PINX

A conferma esiste una lettera, in data 4 giugno 1472, scritta dai fratelli Aluisio ed Evangelista De Predis al duca Galeazzo Maria Sforza. I fratelli volevano vendere alcuni terreni a Sedriano, ereditati in parti uguali dal padre. Ma a quel tempo i sordomuti erano ancora considerati dei poveri deficienti, incapaci di provvedere a se stessi, e dovevano essere tutelati da un curatore. I fratelli De Predis, conoscendo e rispettando l’intelligenza del loro fratello sordomuto, non vollero sottoporlo all’umiliazione di avere un curatore. Così, nella lettera, chiesero al duca di riconoscere a Cristoforo la piena capacità eopardi di decidere liberamente dei suoi beni, senza dover nominare un tutore. Nella lettera al duca scrissero: mutulus qui licet ad nutum intelligat, ut omnibus notum est, tamen loqui non potest, cioè che Cristoforo comprendeva tutto ed era intelligente ma, essendo muto, logicamente non poteva esprimere a voce la sua volontà. La risposta del duca fu favorevole, anche perché conosceva ed apprezzava la bravura artistica di Cristoforo nella miniatura. Nell’atto notarile di vendita dei terreni si legge: …Christoforus de Prediis, filius dicti leonardi, mutulus, intelligens ad nutum prout dicti frates dixerunt et protestati sunt, adhibitisque dictis Aluisio et Evangelista qui intelligunt dictum Christoforum ad nutum et qui factis certis signis dixerunt et dicunt quod ipse Christoforum est contentus et quietus eorum… (…Cristoforo De Predis, figlio di Leonardo, mutolo, intelligente e capace, si esprime attraverso i fratelli Aluisio ed Evangelista, che capiscono ciò che Cristoforo dice per mezzo di certi segni, ed essi dicono che Cristoforo è soddisfatto ed approva…).

Gesù viene portato da Ponzio Pilato, che se ne lava le mani
Miniatura/illustrazione da “Storie di San Gioacchino, di Sant’Anna,…”, Torino, Biblioteca Reale

La scoperta di questi documenti fu fatta nell'Archivio Notarile di Stato a Milano soltanto nel 1910 dallo studioso Giuseppe Biscaro.  I documenti facevano parte delle imbreviature del notaio Antonio dei Bombelli del giugno 1472. Fino alla scoperta di questi documenti non era noto che Cristoforo fosse sordomuto perché la sigla “MUT”, che apponeva al nome per firmare i suoi lavori, fu oggetto di varie interpretazioni e la maggior parte degli studiosi riteneva che fosse l'abbreviazione di “mutinensis", cioè modenese. Quindi ritenendo che Cristoforo fosse modenese anziché milanese, non si immaginava nemmeno che fosse fratellastro del famoso pittore Giovanni Ambrogio De Predis. Gli studi del Biscaro hanno invece scoperto e dimostrato che “MUT” significava proprio “MUTULUS” e fatto piena luce sulla composizione della famiglia De Predis. Dunque Cristoforo era sordomuto dalla nascita e lo esternava orgogliosamente apponendo sulle sue opere la sigla "MUT" insieme al nome, forse per distinguersi dai suoi fratelli e dagli altri allievi miniatori che lavoravano nella fiorente bottega artistica di famiglia. Diversi bravi miniatori si sono formati alla scuola di Cristoforo De Predis; citiamo, oltre al fratello Giovanni Ambrogio, anche Pietro Giovanni Birago, Giacomo di Balsamo, Elio Donato, Matteo da Milano, Tommaso da Modena, Ambrogio da Marliano.

Le opere sicuramente attribuibili a Cristoforo De Predis sono quattro:

-    Offiziolo della Beata Vergine (detto Libro d'Ore Borromeo). Milano, Biblioteca Ambrosiana. Reca l'iscrizione : XPOFOR DE PDIS MUT. M… S . PINX. Eseguito probabilmente nel 1471.

-    Storie di San Gioachino, Sant'Anna, di Maria Vergine, di Gesù, del Battista e della fine del mondo (chiamato anche Codice Varia 124). Torino, Biblioteca Reale. Reca le insegne e le sigle di Galeazzo Maria Sforza e l'iscrizione: OPUS . XPOFORI . DE . PREDIS . MUTI . DIE . 6 . APRILIS . 1476. Questo Codice, secondo gli esperti, è il capolavoro di Cristoforo De Predis. Contiene ben 323 miniature, una specie di libro illustrato come preferiscono i sordi! Le 323 miniature illustrano il manoscritto e perciò si può supporre che Cristoforo sapesse leggere e capire la scrittura per interpretarla correttamente nel disegno delle miniature. Dato che a quell'epoca non c'erano maestri e scuole per sordi e, anzi, i sordi erano ancora ritenuti ineducabili (il Cardano e Pedro Ponce de Leon arriveranno più tardi) è un mistero come Cristoforo abbia imparato a leggere.

-    Messale della Madonna del Monte di Varese. Varese, Museo del Santuario della Madonna del Sacro Monte. Reca l'iscrizione: OPUS . XPOFORI . DE . PREDIS . MUTI . 1476.

-    Frammenti di un Corale, purtroppo disperso, della collezione Wallace. Londra, National Gallery. Reca l'iscrizione: OPUS . XPOFORI . DE . PREDIS . MUTI . DIE . APR . 147...(l'ultima cifra è abrasa).

Le opere che gli esperti attribuiscono a Cristoforo De Predis o alla sua scuola, ma con riserva perché non firmati, sono:

-    Corale di Ercole I d'Este, Modena, Biblioteca Estense. Forse uno dei suoi ultimi lavori.

-    Il Corale Psalterium et Vesperale e il Corale Dalla Pasqua all'Avvento, Milano, Biblioteca Francescana. Realizzati nel 1480 forse con la collaborazione degli allievi della sua scuola.

-    Commentario biblico di Nicolò de Lyra, Milano, Biblioteca Ambrosiana.

-    Codice De Sphera, Modena, Biblioteca Estense.

Gesù risorto dice all’incredulo San Tommaso di toccare le sue ferite
Miniatura/illustrazione da “Storie di San Gioacchino, di Sant’Anna,…”, Torino, Biblioteca Reale

Nel 1482 Leonardo da Vinci giunse a Milano per lavorare anch'esso alla corte degli Sforza ed è largamente documentato che nei primi tempi fu ospite della famiglia De Predis. Giovanni Ambrogio ed Evangelista divennero anche allievi di Leonardo e lavorarono con lui per La Vergine delle rocce commissionata dai frati della Confraternità della Concezione per l’altare della chiesa di San Francesco Grande di Milano. Ospite a casa della famiglia De Predis, Leonardo conobbe personalmente Cristoforo e ne ammirò l'abilità artistica. Certamente osservò come Cristoforo comunicava con tutti per mezzo della mimica e dei segni. Con molta probabilità Leonardo, genio curioso e sperimentatore, almeno una volta provò anche lui a sostenere una conversazione "silenziosa" con il nostro Cristoforo. Le persone intelligenti riescono sempre a stabilire un modo per capirsi e comunicare, qualunque sia la rispettiva lingua e cultura. Non vi è dubbio che dal contatto con Cristoforo, e probabilmente anche con altri sordomuti dell'epoca (forse il Pinturicchio?), Leonardo trasse le numerose deduzioni scritte nel suo "Trattato de la pittura". Leonardo studiò la gestualità e la mimica di Cristoforo, e dei sordi in generale, per rendere straordinariamente espressivi i personaggi delle sue opere, come gli apostoli del Cenacolo (1495-1497) e la celebre, beffarda Gioconda (1503-1506), che raffigura una donna muta che, eppure, sembra voler dire tutto. Nel "Trattato de la pittura" Leonardo da Vinci consiglia agli artisti di osservare ed imparare dai sordomuti: "Non rinfacciatemi che vi propongo un insegnante che non parla, perché egli vi insegnerà meglio con i fatti, che tutti gli altri maestri attraverso le parole. Il buon pittore ha da dipingere due cose principali, cioè l'uomo ed il concetto della mente sua. Il primo è facile, il secondo difficile, perché si ha a figurare con gesti e movimenti delle membra, e questo è da essere imparato dai muti, che meglio li fanno che alcun'altra sorta d'uomini."

Morte del Sole, della Luna e caduta delle stelle
Miniatura/illustrazione da “Storie di San Gioacchino, di Sant’Anna,…”, Torino, Biblioteca Reale

La Vergine delle rocce, Louvre.
Dipinto da Leonardo da Vinci in collaborazione con i fratelli De Predis.
Nel quadro è evidente la gestualità dei personaggi

 

Bibliografia

AA.VV., Leonardo Un uomo universale agli estremi confini della mente e dell’arte, Artbook Elemond Ed., Milano 1998, pag. 34
Biscaro, G., Intorno a Cristoforo Preda miniatore milanese del sec. XV, in "Archivio Storico Lombardo", XXXVII, 1910, pag. 223-226
Bologna, G., I principi dei miniatori lombardi nei secoli XV-XVI, Vol. 2°, Milano, 1992, pag. 31-35
Buchholz, Elke Linda, Leonardo da Vinci. La vita e le opere. Könemann Verlag GmbH, Köln 1999, pag. 29, 46
Codex. I tesori della Biblioteca Ambrosiana, Catalogo Mostra, Rizzoli Editore, Milano 2000, pag. 114-115
Leonardo da Vinci, Trattato de la pittura. Editori vari
Lopez, Guido, Leonardo e Ludovico il Moro, Editore Mursia, Milano 1982, pag. 20.
Malaguzzi Valeri, F., La corte di Lodovico il Moro, Hoepli Editore, Milano 1917, Vol. 3°, pag. 131-148
Selva, L., Scuole e metodi nella pedagogia degli anacusici, Tipografia F.lli Gualandi - Collana EFFETA, Bologna 1973, pag. 50
U.Thieme - F.Becker, Allgemeines Lexikon der bildenden Künstler, Seeman Verlag, Leipzig 1933, Band 27, pag. 370
Vitale Brovarone, A., Il Codice Varia 124 della Biblioteca Reale di Torino miniato da Cristoforo De Predis, Allemandi, Milano 1987
"Voci, Silenzi, Pensieri", N° 57 (Genn.-Febb-Marzo 1997), pag. 13
Wittgens, F., Cristoforo De Predis, in "Bibliofilia", Settembre-Ottobre 1934
Wittgens, F., La miniatura nel pieno Rinascimento di Milano, in Storia di Milano, Ed. Treccani, Vol. VII°, 1956, pag. 810-816

Internet

http://www.artnet.com/library/06/0693/T069309.asp
http://www.cedoc.mo.it/estense/mss/astro/a1cont.html
http://www.groveart.com (occorre registrarsi per ottenere una password d’accesso valida 24 ore)
http://www.ilbulino.com/illuminandi/desphaera.html
http://www.leonardoworld.com/vita.htm
http://www.museobaroffio.it/codici.htm
http://www.sacromonte.va.it/pag21_MuseoBaroffio.htm

 

Ultima modifica: martedì 13 aprile 2004

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