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 Gli affreschi (salvati) di Casa Giacobbe

 

da Casa Giacobbe, in "Città di Magenta" 2003
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L'avvocato Giacobbe incaricò il pittore Giacomo Campi di decorare il porticato della villa con un ciclo pittorico in cui si racconta la Campagna del ’59. L’opera venne terminata come documenta la scritta, nel 1897.
Allo stesso artista si devono anche le pitture del camino “Il brindisi della riconciliazione” dei due soldati feriti e l’allegoria dell’“unità d’Italia” dipinte successivamente al 1918. Nella pietra arenaria è scolpito il mito di Orfeo.
Anche per il museo patriottico ordinato dal figlio Gianfranco, Tenente di Cavalleria, la famiglia si avvalse dell'opera del Campi che decorò il frontone della porta d'ingresso e l'interno. Di queste opere però non rimane nulla essendo andate distrutte con la demolizione del fabbricato avvenuta intorno agli anni '70.
Nel 1921, dopo la morte del figlio, Giovanni Giacobbe donò alla città di Magenta i cimeli della battaglia del 1859 conservati nel museo allestito dal figlio.
Dieci anni più tardi, nel 1931, il Podestà di Magenta Giuseppe Brocca affidò le preziose memorie fino ad allora custodite nel museo Giacobbe al museo del Risorgimento di Milano.
Nel 1935 la villa fu acquistata dal Comune. Nello stesso anno furono abbattuti il corpo di fabbrica su via 4 giugno e l'ala anticamente occupata dal torchio di quest'ultima fu risparmiata solo la bassa parete con l'ampia arcata attraverso cui si ha ora accesso alla palestra, costruita a partire dal 1936 a ridosso dell'unico corpo della villa ancora esistente.
La storia dei giorni nostri vede Casa Giacobbe, destinata successivamente a scuola, biblioteca comunale, piccolo museo, sala mostre, sede del Parco del Ticino, sede di uffici comunali.
Negli ultimi anni è divenuta la casa delle associazioni magentine, apprezzato centro e motore delle iniziative culturali della Città.

Pietro Pierrettori

 


Casa Giacobbe

 

 

 

Ultima modifica: giovedì 17 gennaio 2008

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